mercoledì 12 maggio 2021

La sfida di educare nella prospettiva di fede


Molti genitori comprendono il valore del sacramento del Battesimo - che trasforma le creature in figli del Padre e destinatari della salvezza eterna – e comprendono parimenti che il catechismo e l’oratorio sono ambienti sani, in cui i propri figli possono respirare un clima positivo e valori cristiani

Tuttavia, ci pare che educare i figli a partire dalla prospettiva di fede sia un atto d’amore che non può ridursi a battezzarli e mandarli al catechismo fino a una certa età, corrisponde semmai a uno stile di vita familiare, che riguarda stabilmente ogni ambito e contesto quotidiano. 

Trasmettere la fede ai figli per osmosi è indubbiamente una sfida e implica l’opzione, la scelta di vivere in prima persona quanto andiamo predicando, non in qualità di genitori perfetti (niente di peggio e di più illusorio), ma come persone sulla via, in cammino, che quando sbagliano lo ammettono e chiedono perdono (a Dio e a chi ha subito il torto), che ricercano sempre il bene in ogni situazione, che si fidano e affidano a quel Padre che è presenza interattiva e benedicente nella vita di famiglia.

Tutto questo, in una fondamentale e sostanziale prospettiva di libertà. Lo abbiamo capito ascoltando tanti genitori, estenuati da una battaglia che percepiscono come persa con i figli che a un certo punto non ne vogliono più sapere di fede e chiesa. E l’abbiamo vissuto in prima persona: imporre ai figli la pratica di fede senza darne ragione, magari facendo leva sul senso di colpa, è infruttuoso e ha pure diverse controindicazioni. 

I nostri figli avevano 7 o 8 anni, quando una domenica ci dissero – a distanza di 4 anni l’uno dall’altra, ma con identico cipiglio – “Non voglio venire a messa”.  “Ok” - avevamo risposto, con argomentazioni simili per entrambi – “Ci dispiace che tu non venga, ma ovviamente sei libera/o. Porta pazienza, resterai a casa da sola/o, noi ci teniamo ad andare da Gesù, per incontrarlo. Ci vediamo tra un’ora”.

Al nostro ritorno, stessa scena con tutti e due. Nostra domanda davanti alla loro espressione seria: “Cosa c’è? Sei dispiaciuta/o di essere rimasta/o a casa?” Cenno affermativo con la testa, occhi lucidi. “Guarda, se vuoi stasera c’è un’altra messa, uno di noi può accompagnarti”. Altro cenno, molto più vistoso. 

Da allora e fino ad oggi - ormai sono grandi - hanno continuato il loro cammino e la loro vita restando dentro la prospettiva della fede, coltivando il rapporto con quel Padre di cui hanno imparato a fidarsi. 

Guardando indietro, non sapremmo dire precisamente cosa li abbia portati a questo. Abbiamo provato, giorno dopo giorno, con successi e fallimenti, a lasciare cadere nel loro cuore piccoli semi, con la speranza che il Signore della vita li facesse germogliare, cercando, negli anni, la modalità più giusta per far comprendere la vitale importanza di custodire e/o ripristinare la grazia sacramentale, condividendo fin da piccoli dei momenti di preghiera; compiendo assieme a loro qualche gesto di carità verso i bisognosi; cercando di godere con loro della bellezza in ogni sua forma, nella natura, nelle arti; affidandoci alla Provvidenza in ogni circostanza, accogliendo con gioia e senza dare per scontato ogni dono della vita… 

Adesso, c'è tanta gratitudine nel vedere che vivono con fede a prescindere da noi.