venerdì 28 agosto 2020

Guarigione, sintomi e paure. C'è correlazione?

In L’arte di guarire Fabio Rosini affronta il tema della guarigione con quello sguardo e quello stile trasversali che gli sono propri, e lo fa a partire dall’episodio evangelico dell’emorroissa, una donna che soffre da 12 anni di perdite continue di sangue e che, dopo aver speso tutto e invano per curarsi, cerca di toccare Gesù per essere da Lui guarita.

È interessante il percorso che, pagina dopo pagina, l’autore ci porta a compiere. Un viaggio che, di fatto, è una discesa nella nostra interiorità: ci invita a metterci in ascolto di eventuali sintomi, del nostro dolore, così da individuare il male da cui scaturiscono, con l’obiettivo di arrivare fino alle sue radici.

E’ possibile compiere fruttuosamente da soli questo viaggio in noi stessi per guarire da ciò che ci affligge? Pare di no. Dobbiamo tenere la mano a Qualcuno, dobbiamo proprio toccarlo, fissando senza paura il nostro sguardo nel Suo.

Ma prima di far questo, è bene fare alcune premesse. Rosini afferma: “… nella vita di una persona ci possono essere degli aspetti isolati che girano bene, ma questo non significa che tutto funzioni. Si può essere lavorativamente affermati, e magari il resto è grigio e senza sapore. Ci sono persone con una salute di ferro e una vita infelice. … Tante volte ci si può ingannare continuando a farsi il trailer delle cose riuscite per cercare di sopravvivere alle zone vuote.

Perché? Forse perché come la donna sanata, abbiamo delle zone della nostra vita che non hanno mai smesso di sanguinare. Si tratta di ferite intime, legate al nostro mondo affettivo, relazionale. Che sintomi possono dare? Diversi. Insoddisfazione, vergogna di sé, chiusura, possessività, ricerca di compensazioni, manipolazione degli altri, violenza, permalosità, vittimismo, bisogno di sedurre, aggressività, diffidenza, esibizionismo, solo per dirne alcuni.

L’importante è comprendere che si tratta appunto di sintomi, non del male che li scatena. Questo male, al livello più profondo, è sempre riconducibile a un’unica discriminante fondamentale: la paura, come realtà interiore opposta all’amore.

Non abbiamo altro problema e altra soluzione che l’amore. Tutto dipende dall’amore: se siamo amati davvero o per finta. Se l’amore è mancato nella nostra infanzia, tutto ne è stato segnato. Se abbiamo fatto un gesto di amore vero, gratuito, tutta la vita ne è illuminata. Allora i miei sintomi sono riconducibili a una sola malattia: tutto l’amore che mi manca o che non ho dato. ...E il contrario dell’amore non è l’odio, è la paura.”

Le paure sono sempre frutto del proprio vissuto, vale a dire hanno una loro logica, un loro contenuto. Facciamo qualche esempio. La paura di deludere, normalmente alimentata dalla superbia, genera chiusura e diffidenza, porta a non aprirsi o a non sbilanciarsi mai, fa evitare i conflitti, impedisce di manifestarsi per ciò che si è realmente.
La paura di perdere il controllo è sorella dell’avarizia e rende irascibili, insicuri, possessivi, ossessionati per la propria incolumità.
La paura di non essere perfetti rende incapaci di chiedere aiuto, suscettibili alle critiche, porta a “vendere” una immagine falsa di sé, ad invidiare gli altri.
La paura di non avere importanza è alimentata dal proprio orgoglio e induce a entrare in competizione, a denigrare gli altri, a manipolare i racconti, a pavoneggiarsi dei propri successi, fa temere enormemente le umiliazioni.
La paura di soffrire fa cadere in alcune dipendenze, spesso da cibo e/o da sesso, porta a esorcizzare il dolore cercando il piacere, e rende avidi, ingordi.

La paura è convinzione di qualcosa. Le persuasioni contenute nelle paure sono fortissime in noi”.  Il problema è che non corrispondono a verità, sono sganciate dalla realtà. Il brano biblico in Genesi 3 del dialogo tra Eva e il serpente e la trasgressione che ne segue, è un paradigma calzante, perché rivela che il male – in ogni sua forma - lavora insinuando delle falsità al pensiero; questo si traduce in scelte e atti che producono una paura distruttiva e assolutizzante, che diventa a sua volta patologia nelle relazioni.

Come riconoscere questi pensieri neri? Beh, normalmente sono tristi, autocommiserativi perché – ecco la menzogna più subdola del serpente - ci inducono a credere che “diventerete come Dio”, vale a dire che dovremmo e potremmo essere altro da noi stessi. E si insinua la falsa convinzione che allora siamo imperfetti, incompiuti, che c’è di meglio, e “si pianta nell’anima la vergogna, l’insoddisfazione verso di sé” assieme all’aspettativa assurda di deificare noi stessi.

Ma torniamo all’emorroissa. Prima di rivolgersi a Gesù aveva speso tutti i suoi averi rivolgendosi a molti medici, che, anziché guarirla, ne avevano aggravato le sofferenze. Questo capita anche oggi: ci si affida a “esperti”, con poderosa dispersione di tempo e risorse fisiche, mentali e pecuniarie, inseguendo l’illusione di trovare strategie risolutive per i nostri mali, salvo poi ritrovarci depauperati e peggiori di prima.

Questo, ad esempio, è ciò che accade a chi si affida ai guru del salutismo, del guarire mangiando, del corpo-che-non-avrai-mai. Molto o tutto si è disposti a sacrificare su questi altari, salvo poi accorgersi, a volte troppo tardi, dell’entità del prezzo pagato, in senso stretto e in senso lato.

Queste convinzioni si rivelano soluzioni fuori mira, hanno il volto delle tre tentazioni classiche. La prima è edonistica, porta a credere di poter trasformare le pietre in panini: è l’ansia di appagamento, di assumere, di assimilare qualcosa, portando a una “infinita fase orale esistenziale”. La seconda è legata al possesso, al potere, che implicano penosi compromessi, perdita di libertà, laceramento delle relazioni fondamentali. La terza è idealistica, narcisista, e ottunde la mente, induce a pensare che ci si salva grazie ai propri progetti, alle proprie pianificazioni.

È a questo punto che possiamo farci qualche domanda, magari mettendola nella preghiera:

Ho seguito qualche strategia sbagliata? 
Di quali “esperti” mi sto fidando? 
Quanto mi sta costando?

Se nel rispondere mi irrigidisco, scalpito e mi arrabbio, questo è un buon segno rivelatore.
È da queste risposte che inizia la guarigione vera.

(continua...)