venerdì 26 giugno 2020

Esiste un rapporto tra attaccamento dell’infanzia e legame di coppia?

Che il legame sviluppato nella prima infanzia con la madre (o con altra figura di accudimento) sia determinante per ogni persona - almeno da quando John Bowlby, intorno agli anni ’30, ha formulato la teoria dell’attaccamento - è cosa risaputa e comunemente accettata nella comunità scientifica. Che il tipo di attaccamento sviluppato nei primi anni di vita possa estendersi alla relazione di coppia è argomento supportato da numerosi studi di settore. 

Ma facciamo un passo alla volta. Cosa si intende per attaccamento? È la tendenza a cercare e mantenere contatto anche affettivo con la persona di riferimento. L’attaccamento implica la ricerca della vicinanza fisica, fornisce benessere e sicurezza, produce ansia da separazione.

Secondo Bowlby, il bambino nei primi anni di vita sviluppa uno specifico stile di attaccamento, che dipende dal comportamento e dalla modalità di cura dell’adulto di riferimento e, conseguentemente, dal tipo di rapporto che si instaura con esso.

Esiste un attaccamento sicuro. E’ quello, ad esempio, del bambino cresciuto con una madre sensibile e disponibile: egli sviluppa autostima, ha fiducia negli altri, costruisce aspettative positive nei confronti delle relazioni interpersonali.  Esistono però anche stili di attaccamento insicuri (ambivalenti, evitanti o disorganizzati). Sono quelli dei bambini che hanno avuto a che fare con figure di accudimento incerte, incostanti o inadeguate. Questi bimbi sviluppano un’autostima limitata o discontinua, la sfiducia negli altri e aspettative negative nei confronti delle relazioni interpersonali.

E da adulti? In effetti, le persone adulte spesso ricercano partner che replichino gli stili relazionali che hanno interiorizzato da bambini.

Bambini che hanno sviluppato un attaccamento sicuro diventano adulti fiduciosi, in grado di stabilire rapporti significativi, sono pronti all’impegno, all’accettazione dell’interdipendenza reciproca. Sanno edificare relazioni basate sull’empatia, con confini appropriati. Se entrambi i partner si sentono sicuri, godranno della reciproca compagnia e sapranno comunicare con onestà. Si sentiranno a proprio agio nel condividere pensieri, sentimenti e spazi, ma sapranno agire anche separatamente.

Bambini che hanno sviluppato un attaccamento evitante diventano adulti distaccati, insofferenti rispetto alle relazioni troppo strette e alla possibilità di interdipendenza. Instaurano relazioni rigide e distanti, spesso caratterizzate da mancanza di fiducia ed inflessibilità. Per le coppie evitanti l’intimità è vissuta come un rischio e c’è una forma di paura nella relazione (si sentono esposti e vulnerabili). Temono il conflitto. Lasciano spesso che sia il partner a prendere decisioni e rinunciano ad esprimere i loro desideri. Tendono a non condividere le proprie emozioni e a sentirsi soli.

Bambini che hanno sviluppato un attaccamento ambivalente diventano adulti preoccupati di non essere amati, incerti, ansiosi e manifestano il desiderio di fondersi con il partner. Vivono relazioni ansiose ed insicure, basate su comportamenti controllanti ed imprevedibili (es. incolpare o accusare). Una persona con attaccamento ambivalente può cercare di cambiare l’altro partner, controllare le sue azioni o persino i suoi pensieri (con chi parla, cosa fa, come passa il suo tempo, ecc).

I bambini dall’attaccamento disorganizzato da adulti vivono relazioni ansiose, insensibili, caotiche ed esplosive (un po’ come se la relazione fosse bipolare). La persona con attaccamento disorganizzato mostra caratteristiche simili a quelle di attaccamento evitante ed ambivalente combinate insieme. Infatti, in queste relazioni ci sono di solito molti alti e bassi e si sperimenta una quota elevata di angoscia.

A questo punto possiamo chiederci: Lo stile di attaccamento è immutabile o può variare nel tempo? Può cambiare. Ciò che favorisce il processo di cambiamento è partire da noi stessi, evitando di gettare addosso al partner le nostre aspettative. Possiamo, ad esempio, provare a gestire diversamente i conflitti, ponendoci delle domande, provando a parlarne con la persona amata.
  • Tendiamo ad evitare il conflitto?
  • Diventiamo facilmente aggressivi o cerchiamo di avere sempre ragione?
  • Riusciamo ad ascoltare o tendiamo a sovrastare la conversazione senza lasciar terminare?
  • Individuiamo motivi profondi che ci portano a reagire in un certo modo?

Può giovare al benessere della coppia anche un aiuto esterno, qualora le competenze ordinarie della coppia si rivelino inefficaci o insufficienti.

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