lunedì 9 marzo 2020

La Quaresima ai tempi del coronavirus

Capitello della peste - Alto Adige
Gli anziani dicono che le epidemie ci sono sempre state. Dicono anche che si affrontavano in vari modi: si bruciava ciò che era verosimilmente infetto, si disinfettavano, più o meno efficacemente, gli ambienti, ma soprattutto ci si riuniva in preghiera. Non a caso, sul territorio italiano, sono disseminati capitelli e chiese votive eretti in memoria della battaglia contro questa o quella pestilenza, per chiedere a Dio la grazia di far trionfare la vita.

Ma veniamo invece all’oggi. La chiusura di parte dei luoghi pubblici (scuole, cinema, palestre, musei, locali ecc.) rappresenta un provvedimento atto a proteggere la popolazione dal propagarsi del contagio, come pure la recente limitazione alla circolazione delle persone al di fuori delle zone rosse, se non per motivi necessari, e l’obbligo di evitare occasioni di aggregazione in spazi chiusi e aperti.

Per ogni cittadino si tratta di limitazioni a forte impatto emotivo, affettivo, psicologico, economico.

Per il cittadino credente, ancor più, questa situazione - quasi surreale - tocca profondamente l’esperienza e la dimensione di fede, giacché impedisce di attingere alle fonti stesse della comunione con Dio e con i fratelli: le celebrazioni comunitarie, l’Eucaristia, le relazioni pregiudicate dall’isolamento e dalla distanza forzata. Il nemico ha di che gioire, direbbe qualcuno. Ma non disperiamo, il Signore ci insegna e ci sostiene nel trasformare anche questo tempo in un kayròs, un tempo propizio per Dio.

La Quaresima, lo sappiamo, è tempo di digiuno, astinenza, preghiera, opere di carità. Per chi crede, la liturgia, le celebrazioni previste in questo tempo “forte” rappresentano normalmente il sostegno a un cammino di conversione che porta a unirci più intimamente al Padre e ai fratelli.

Il fatto – inedito - di non poter partecipare alla S. Messa, di vivere il digiuno eucaristico e una prolungata astinenza dalla dimensione ecclesiale comunitaria, da un lato rappresenta un’esperienza di spoliazione che fa comprendere ancor più la preziosità di queste realtà di fede, dall’altro spinge a guardare all’essenziale della nostra vita e a scoprire che ciò che comunque non ci viene tolto è il rapporto con la Parola, con le Sacre Scritture nella preghiera.

Per la Chiesa, questo, è un periodo di deserto concreto, reale, in cui è facile ascoltare la voce del Signore che si rivolge a noi con la sua tenerezza costitutiva, per attirarci a sé, come si legge in Osea “La attirerò a me e parlerò al suo cuore”.

Questo tempo è occasione, dunque, per restituire ad ogni dimensione di fede la sua grandezza, la sua forza vitale, e per accorgerci anche del valore non scontato delle nostre relazioni, a partire da quelle familiari e amicali.

Questa Quaresima ci porta infine, inevitabilmente, a recuperare la coscienza della nostra condizione creaturale, di più, filiale, della nostra condizione di indigenza umana, vale a dire del nostro limite, e – contemporaneamente – della potenza dell’amore del Padre, che ci tiene sul palmo della sua mano, e, come dice il salmo, ci solleva sulla rupe, ci tiene al riparo e all’ombra delle sue ali. Basta affidargli il nostro mondo, la nostra vita e, già che ci siamo, anche quella degli altri.

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