giovedì 16 gennaio 2020

La memoria della vita come amore

Tomáš Špidlík sosteneva che la vita dell’uomo è mossa dalla memoria, e questa ha due livelli. Esiste, infatti, una memoria cronologica, che riporta, più o meno fedelmente, momenti dell’esistenza in successione temporale, ed esiste anche una memoria della vita come amore. E quest’ultima rimane viva, attiva, elabora e custodisce tutto ciò che la persona percepisce come amore, o mancanza di amore, e questo - incredibilmente! - a partire dal concepimento.

L’esperienza che facciamo dell’amore, del sentircene o meno destinatari, in famiglia anzitutto, sarà un costante riferimento, anche inconsapevole, nelle nostre relazioni, specie in quelle affettive. In gran sintesi, chi si è sentito amato, amerà a sua volta. Chi è stato ferito o deluso nelle sue aspettative d’amore, farà molta più fatica a manifestare i propri sentimenti d'affetto, in alcuni casi coltiverà addirittura risentimento, rabbia, aggressività latente.

E’ importante sottolineare che il cuore registra nel nostro profondo ciò che viene percepito in termini di amore ricevuto, e fin dalla fase prenatale. E’ vero, però, che la percezione può anche differire dalla realtà oggettiva.

Ricordo un caso riportato da una psicoterapeuta. Una giovane donna si era recata da lei per un problema relazionale con il padre, che non era mai riuscita a sbloccare e risolvere. La ragazza sentiva una sorta di chiusura, anzi vero e proprio rifiuto nei suoi confronti, sentimento vissuto fin dall’infanzia, anche se non c‘erano ricordi o episodi nel passato che potessero giustificare un tale atteggiamento interiore. Secondo la psicoterapeuta, quel disagio era riconducibile all’epoca prenatale, momento in cui la giovane poteva essersi in qualche modo sentita rifiutata dal padre. Quando la ragazza ne parlò con la madre, quest’ultima le riportò un dettaglio, che poi si rivelò significativo. Nel giorno in cui la madre diede notizia al padre di essere incinta di lei, il padre si girò di scatto voltandole le spalle.

Eccolo, il gesto di rifiuto percepito. La madre però continuò: “Pensa che tuo padre, per la grande emozione provata, era scoppiato a piangere, ma si vergognava di farsi vedere da me, così si voltò, e solo dopo essersi ricomposto, venne ad abbracciarmi”. Dopo quella condivisione, la giovane iniziò ad aprirsi alla relazione col padre, che mai in cuor suo l’aveva realmente rifiutata.

In ambito familiare, si sa che ogni genitore ama i propri figli enormemente, nella maggior parte dei casi più della propria vita. Tuttavia, in questa prospettiva, diventa fondamentale manifestare l’amore, il bene provato nei confronti dei figli in ogni modo possibile.

E forse val la pena ricordare che ciascuno sviluppa un proprio linguaggio dell’amore. Come afferma Gary Chapman, c’è chi esprime l’amore provato - e conseguentemente legge l’amore degli altri - soprattutto con il codice verbale, chi con quello del contatto fisico, chi con quello dei doni dati e ricevuti, chi con i gesti di servizio, e chi attraverso i momenti speciali, vissuti in esclusiva con l’amato.

Se un figlio sviluppa prevalentemente il linguaggio dell’amore del contatto fisico, ad esempio, si sentirà amato - e amerà a sua volta - se ricorderà di esser stato preso in braccio, di aver ricevuto baci e carezze, di esser stato abbracciato nei momenti di sconforto. Parimenti, sarà stato particolarmente sensibile ad ogni gesto fisico che non esprime amore. Uno spintone ricevuto da un compagno lo avrà ferito molto più di quanto sarebbe accaduto a un altro coetaneo che avesse avuto come prevalente, ad esempio, il linguaggio verbale.

Ma più in generale, guardandoci intorno, quante possono essere le persone che nella loro vita sono state ferite nell’amore? Quanto bene può fare, quanto può sanare, un nostro gesto o una parola di affetto nei loro confronti?

 E nella prospettiva cristiana, Špidlík affermava che ogni gesto d’amore viene registrato nella memoria umana, ma anche, ovviamente, nella memoria divina, perché “il vero bene è opera della collaborazione dell’uomo e dello Spirito Santo; si realizza quindi nel tempo e insieme possiede un carattere eterno”.

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