giovedì 13 giugno 2019

Il ruolo non facile del terzo genitore

Se fino a qualche decennio fa la tradizione culturale e l’impianto legislativo erano orientati a preservare l’integrità dell’istituzione familiare, oggi le famiglie continuano a costituirsi, ma poi una parte di esse si sgretola per ricomporsi sulla base di nuovi assetti relazionali.

Da tempo la scena sociale fa i conti con la presenza delle famiglie allargate o miste, come frutto di nuove unioni, a cui uno o entrambi i partner approdano portando con sé i figli nati da precedenti rapporti.  Le nuove reti relazionali diventano complesse, a volte problematiche, perchè intersecate e a più livelli.

Come acutamente osserva Anna Oliverio Ferraris, in Il terzo genitore, non è prerogativa della sola coppia neocostituita l’impegno di edificare la relazione con l’altro, questo tocca giocoforza anche ai figli dei due. Quando i figli sono piccoli, l’accettazione del nuovo partner di mamma o papà è relativamente semplice. Quando però si tratta di adolescenti le cose possono complicarsi. Un figlio adolescente, di solito, ha avuto il tempo di edificare la propria identità sulle fondamenta di un contesto familiare considerato affettivamente certo e definito da determinate abitudini, rituali, dinamiche relazionali, codici comunicativi interni. Non è automatico né semplice rinunciarvi e sostituire tutto ciò con qualcosa di diverso.

In ogni nuova unione, in pratica,  i bisogni emotivi, le aspettative e le difficoltà, i sentimenti e il vissuto dei due partner vanno a sommarsi a quelli dei rispettivi figli – e, aggiungiamo, dei nonni e affini; questo impone a ciascuno di trovare soluzioni, di assestarsi su rinnovati equilibri, da incastrare spesso anche con le conflittualità che hanno caratterizzato i rapporti precedenti e che mai si cancellano con un colpo di spugna, anzi, tante volte proseguono, pur se con altre modalità.

Ricordiamo poi che ogni figlio guarda naturalmente e istintivamente al genitore dello stesso sesso, elevandolo, più o meno consciamente, a modello di riferimento nel percorso di crescita. Nel momento in cui l’altro genitore cambia partner, al figlio risulta complesso gestire l’affiancamento di una nuova figura-specchio, specie se le due sono molto diverse tra loro.

La posizione del terzo genitore all’interno della nuova famiglia esige diplomazia, delicatezza, spirito di adattamento, pazienza, lungimiranza e tanta capacità di amare, perché da un lato non può esimersi dall’assumere delle responsabilità nei confronti dei figli del partner, ad esempio quando quest’ultimo si assenta per vari motivi, dall’altro non può prescindere dalle altre figure di riferimento. Non è infrequente che si ritrovi a cozzare contro un’iniziale diffidenza, l'ostilità o il rifiuto.

Il genitore aggiunto si ritrova ad assumere, anche contemporaneamente, ruoli diversi e di non immediata definizione: patrigno/matrigna, papà/mamma di rincalzo, amico/a, rivale, usurpatore… In ogni caso, dovrà fare i conti con la figura del genitore biologico, con il quale verrà inevitabilmente messo a confronto.

Tutto ciò rappresenta, con i debiti distinguo, lo scenario in cui una nuova coppia può ritrovarsi immersa, malgrado le aspettative e le premesse di felicità futura. Sono sempre la maturità nel ricercare il massimo bene possibile per ciascuno, l' equilibrio psicologico e una buona comunicazione a fare la differenza.

Accanto a questi, ci sono anche casi in cui è prevalsa la scelta di ricostruire il proprio vissuto familiare originario affrontando la crisi.
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Molte sono le coppie che testimoniano che questa scelta si è rivelata inaspettatamente più fruttuosa del suo abbandono.


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