sabato 30 marzo 2019

Violenza, uomini maltrattanti e contraltari culturali

Non è operazione frequente, quella di ragionare sulla violenza sulle donne dalla prospettiva degli uomini maltrattanti. Normalmente ci si concentra, come è logico e istintivo, sulla parte colpita. Ma chi, come Alessandra Pauncz – psicologa che dal 1995 si occupa di maltrattamenti e violenza sulle donne - ha provato a mettersi in attento ascolto anche degli uomini che hanno usato violenza, scopre che questo modo di agire è tipico, paradossalmente, di chi è fragile e insicuro, di chi ha paure profonde, di chi si percepisce disprezzato o senza speranza di migliorare.

Non serve, crediamo, ribadire che la violenza non è mai giustificabile: quando il maltrattamento non sopprime fisicamente, uccide comunque gli affetti e le relazioni fondate sulla fiducia, rovinando l’esistenza propria e altrui. Beninteso, non esiste solo la violenza dei lividi, dei traumi nascosti, degli occhi neri, c’è anche quella delle parole, degli atteggiamenti denigratori o umilianti. Esiste dunque la violenza fisica, ma anche il maltrattamento psicologico, ben più difficile da riconoscere.

Apriamo una breve parentesi, quanto meno sulla spettacolarizzazione e banalizzazione della violenza nell’industria cinematografica, e ancor prima in quella dell’intrattenimento per l’infanzia (cartoni animati, videogiochi, giocattoli).  In ogni epoca i bambini hanno giocato a cowboy contro indiani con fuciletti ed archi, oggi, tuttavia, dobbiamo fare i conti con una cultura placidamente permeata, o meglio, bombardata, dall’idea di una violenza ricreativa, normativa, che porta a ignorarne la gravità e le conseguenze. 

Alessandra Pauncz, che ha fondato in Italia il primo Centro per il lavoro con uomini autori di violenze e accompagna giornalmente esperienze di violenza, agita e subita, sostiene infatti: “la violenza è principalmente un problema culturale e sociale”, per questo è riduttivo e non risolutivo “darne esclusivamente una lettura individuale, relazionale e familiare, senza tener conto dei fattori comunitari, sociali e storici”. La violenza riguarda tutti, e ne siamo in qualche modo assuefatti. E’ dentro le nostre narrazioni, nel nostro linguaggio, è parte di ciò che guardiamo, leggiamo e pensiamo.

Sta a noi bonificare, sostituire, assumerne e diffondere, specie tra le nuove generazioni, i contraltari culturali, quali la mitezza, la gentilezza, la dolcezza, la tutela, il rispetto, la bellezza delle relazioni positive.