venerdì 15 febbraio 2019

Riconoscere i segni dei tempi

Non c’è dubbio, anche i più distratti si stanno accorgendo che siamo in un tempo caratterizzato da cambiamenti, e di varia natura. Nella società, nella cultura, nella dimensione di fede. C’è chi l’aveva previsto parecchio tempo fa. Tra questi, Romano Guardini.

È affascinante la sua analisi storico-culturale che fotografa il puntuale alternarsi di epoche organiche a epoche critiche. Epoche della durata di secoli, che hanno traghettato nella storia anche la Chiesa.

In ogni periodo organico prevale la vita come paradigma di ogni sapere e norma. Quanto all’ambito della fede, nelle epoche organiche la centralità è data a Cristo, che è Vita, oltre che Via e Verità. Nell'arte, poi, domina il simbolo come veicolo espressivo, anzichè il canone.
In Europa l'ultima epoca organica è stata quella che ha constrassegato l’Alto Medioevo.

Al tramonto di un’epoca organica, dopo un periodo di transizione, si fa spazio un’epoca critica, in cui sono la ragione, la norma, il metodo a scandire e regolare la vita. La centralità è data all’individuo, con tutto ciò che questo comporta.

L’ultima epoca critica, in l’Occidente, avviata dall’Illuminismo, ha visto il suo crepuscolo nel secolo scorso e oggi ci troviamo nella fase di passaggio, caratterizzata necessariamente -  sostiene Guardini - da forti spaccature, in ogni ambito, e da una generale, profonda crisi.

A ben guardare, possiamo constatarlo: ciò che prima risultava rispondente agli intenti e agli interessi comuni - anche dentro la Chiesa - oggi manifesta il suo fallimento, confermato, nella società, da netti segnali di rifiuto. Pensiamo alle sorti e alla storia del Cristianesimo in Europa.

L’Europa oggi non si riconosce più in esso, da tempo ne respinge il contenuto rifiutandone i metodi e gli approcci alla pastorale. Fino al secolo scorso, la regola morale e la dottrina dettavano le prassi di vita, l’elaborazione intellettuale della fede ne determinava la sua pratica. Tutto ciò ormai non dà più frutti spirituali.

Secondo questa analisi interpretativa della storia, dunque, siamo a metà del guado: c’è ancora qualche strascico dell'epoca critica, trattenuta da chi cerca di perpetuarne i presupposti. Ma ci sono anche evidenti segni di apertura al cambiamento verso l’organico, mosso da chi sente di dover mettere nuovamente al centro la Vita, con la sua sacralità, con il suo naturale tendere all'unità come frutto della relazione, e - relativamente alla fede - si fa spazio allo Spirito Santo, da cui la vita stessa trae ispirazione, luce e forza.

Non ci devono dunque spaventare i segni contraddittori di questi tempi; siamo semmai chiamati a scorgere i segni positivi, e – per chi lo ritiene buona cosa – sostenere la vita in ogni sua fase e forma, difendendone la dignità, la bellezza, anche recuperandone la  fondante dimensione relazionale, che fa riconoscere nell'altro non più l'antagonista, il nemico da cui difendersi, ma un compagno di viaggio. L'altro, a partire dal più vicino, diventa anzitutto un volto, che è simbolo di un altro volto, quello di Cristo.