sabato 6 ottobre 2018

Adulti Vs. giovani?

Proprio in questi giorni si sta svolgendo a Roma il Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale. L’evento sta passando per lo più sotto il silenzio mediatico, ma già dal documento preparatorio, l’Instrumentum Laboris, e da testi come quello di Armando Matteo, Tutti giovani, nessun giovane, edito da Piemme, emerge una realtà sostanziale e autoevidente: gli adulti, fuori e dentro la Chiesa, non si interessano sensibilmente ai giovani e in molti contesti questi ultimi vengono recepiti come veri e propri antagonisti.

Nella nostra società, conclamata da tempo come postmoderna, la figura dell’adulto rivela tratti quantomeno emblematici, agli occhi dei giovani interpellati dai padri sinodali attraverso un questionario online. L’adulto postmoderno, e possiamo dire anche postcristiano, "ha nel cuore la squadra di calcio, l’auto dei sogni, il bisogno sempre maggiore della disponibilità di danaro", la ricerca ossessiva di restare un sempiterno giovane biologicamente, e sessualmente costantemente attivo, l’apertura acritica alle novità tecnologiche, il desiderio di tenere i figli con sé (e bambini) per sempre, l’estraneità da ogni esperienza di fede, l’oblio della propria vocazione generativa, l’attaccamento al proprio spazio lavorativo. Certo, non tutti gli adulti coltivano queste prerogative. Grazie a Dio.

Tuttavia un mondo adulto con queste caratteristiche percepite riscuote comprensibilmente una scarsa attrattiva nei giovani, che faticano comunque a trovare modelli di riferimento che valga la pena seguire. E a ben guardare, questo mondo adulto quale mondo giovanile ha generato? Tra i primi dati emergenti - si legge nel documento sinodale - c’è l’ateismo e l’incredulità, i giovani cioè hanno imparato a vivere senza Dio e senza la Chiesa, cercando, non senza fatica, strade e modi per autodefinire la propria identità, per avere uno spazio e un qualche riconoscimento nel mondo.

Ciò non deve sorprendere. Da un lato c'è l’eclissi della trasmissione domestica e familiare della fede, dall'altro c'è una Chiesa che i giovani percepiscono come lontana anni luce dal loro vissuto, autoconservativa, preoccupata più di trasmettere la dottrina che di far sperimentare l’amore di Dio Padre, che si rivolge con buona pace e preferibilmente solo a bambini e vecchi.

Questo è ciò che i giovani colgono del mondo ecclesiale, ma non dimentichiamo le GMG, questo stesso Sinodo, e - più ordinariamente - tante attività di pastorale che mirano a coinvolgere e promuovere proprio i giovani.

In generale però i giovani hanno ragione: l’adulto cristiano con una chiara identità umana, con una passione educativa e generativa autodecentrante, che potrebbe testimoniare la gioia, la bellezza, l’intelligenza di una vita radicata nella fede, fatica a emergere nella società.

I giovani desiderano da un lato una Chiesa che faccia sperimentare, assieme all'abbraccio di Cristo, la propria vocazione all'accoglienza e alla difesa degli ultimi, senza la paura di rinnovarsi, dall'altro degli adulti che scelgano di riscoprire in se stessi la propria parte migliore.

Adulti in grado di recuperare la propria dimensione profonda, ove risiede la capacità di discernere tra bene e male, tra sorgenti positive e acque mortifere, così da comunicare ai giovani la capacità di assumere la propria esistenza pienamente e responsabilmente, godendo di tutto ciò che è vero, buono e bello.