venerdì 31 agosto 2018

Non è solo questione di violenza di genere


Non passa ormai giorno che non ne venga denunciato uno. Stiamo parlando dei casi di violenza sulle donne. Indifferentemente su compagne, mogli, madri, ragazzine, giovani, anziane. Ogni delitto è una ferita inflitta all'intero corpo sociale. Ma, parallelamente, duole anche il modo in cui questi episodi delittuosi vengono etichettati e velocemente archiviati. Si fa la conta, come un mantra scaramantico, dei femminicidi. Tuttalpiù si indugia con dovizia di dettagli sulla modalità con cui questi crimini vengono commessi.

Ci chiediamo: perché non si azzarda una riflessione un po’ più ampia? Che so, ad esempio sullo stereotipo femminile - ampiamente diffuso e sostenuto dai media e che da decenni ancora imperversa -  che riduce la donna, o meglio, il suo corpo, a semplice ornamento, quando va bene, o a oggetto di piacere sessuale nei pressoché restanti casi. Sono così rare le eccezioni in cui si mette in risalto il genio femminile!

Ed è chiaro che – dal momento che la donna viene presentata come oggetto – come oggetto può essere trattata. Su un oggetto si esercitano diritti: può essere comprato, posseduto a piacimento, venduto. Un oggetto si può rompere, gettare via, sostituire con un altro simile o diverso.

L’opinione pubblica è ancora assai lontana, anche idealmente, dal riconoscere alla donna la sua autentica dignità, in quanto persona, prima ancora che come appartenente al genere femminile. E non introduciamo nemmeno il principio di quella dignità regale, che deriva dall'essere figlia di Dio, concetto che verrebbe compreso da pochi.

Spicca poi l'assordante omissione sul contesto in cui spesso vengono perpetrati i femminicidi, vale a dire la famiglia, che per lo più non si nomina, quasi fosse un tabù. Si ignora ormai scientemente il fatto che la famiglia normo-costituita sia da sempre il genoma, la cellula base di ogni realtà sociale, e che, in quanto tale, rappresenti il suo elemento costitutivo, il presupposto del suo futuro.

La famiglia, nell'attuale contesto sociale, è evidentemente realtà ormai fragilissima, relazionalmente parlando. E tuttavia se ne tacciono le criticità, le sofferenze, non solo economiche. Forse perchè significherebbe dover risalire alle cause che hanno portato a renderla tale, e ammettere di poter spendere risorse, anche qui non solo economiche, per sostenerla, per rafforzarne le basi e il percorso vitale.

E, guardando ancor più dentro alla questione, forse, a livello mediatico, si potrebbe spendere una riflessione anche sulla persistente emergenza educativa. Non una parola sul fatto che una ragazzina di 15 anni, violentata, possa tranquillamente aggirarsi da sola alle cinque del mattino lungo una spiaggia. Questo sembra essere placidamente accettato. Non una riflessione sull'autorità genitoriale, sul dovere di custodia sulla vita dei figli, sulla capacità di dire i no che possono salvarli.

Certo, non esistono ricette facili per ripristinare quel rispetto che garantirebbe a ogni donna non solo l’incolumità, ma anche la valorizzazione, il riconoscimento di ciò che è, che può dare e fare per il bene dell’intero consorzio umano.

Esistono comunque la scelta e la responsabilità personali di creare nuova mentalità, di trasmettere uno sguardo sulla donna – e, aggiungiamo, sulla famiglia di cui è spesso il cuore - che ne contempli, senza sciuparla, la vera bellezza.

domenica 12 agosto 2018

Sesto giorno: l’uomo è cosa molto buona!

Il racconto della Creazione e del percorso di revisione della nostra vita, di cui questa è la sesta tappa, culmina con la comparsa di un soggetto: l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, e – non a caso – è maschio e femmina. Dunque si tratta di me.

A dire che solo dopo aver compiuto un itinerario interiore di separazione tra luce e tenebra, smistamento tra priorità e cose facoltative, di definizione e accettazione dei limiti, dopo aver rinunciato alle suggestioni, e accolto la mia vita così com’è, prendendo coscienza delle benedizioni di cui è costellata, può finalmente emergere la bellezza e la verità di me!

Uno può pensare: “Non nel mio caso, ne ho combinate troppe” oppure “La mia vita è troppo incasinata”. Figuriamoci. Dio è l’artefice di tutto ciò che esiste, può creare cose sempre nuove, anche dentro la mia vita. Ricordiamo che il sesto giorno è quello in cui la terra – di per sé inerte – produce vita. Ecco, lo stesso può fare Dio con me. Basta dargli l’OK, basta permettergli di aiutarci a fare ordine, così da far ripartire il bene per noi e riportare a lustro la nostra bellezza.

Dove porta tutto ciò? A scartare il falso io (quello - per capirci - che preferisce le tenebre alla luce di ciò che mi fa bene, non adempie alle sue priorità ma butta via tempo in ciò che è inutile, che non accetta i limiti del proprio stato, che asseconda le suggestioni e ignora le ispirazioni, che non fa caso alle benedizioni della vita), per far emergere quello vero, che invece si impegna a fare il contrario.
Ma qual è la verità di me? E’ che sono persona in relazione, con il Padre, anzitutto. Ho cioè la natura di figlio, a immagine e somiglianza di Dio Padre, che – fatalità - è amore.

Quindi non solo sono amato in quanto figlio, ma sono anche chiamato ad amare, così come fa Lui. Ecco la mia matrice essenziale, il mio peso specifico, la mia forza.

Sono chiamato ad amare la mia vita, a condividere con gli altri ciò che ho e che sono, a partire dalle mie specificità, dalle mie benedizioni. E non devo dimenticare che c’è un bene che posso fare solo io, persone che posso amare solo io, parole che posso dire solo io.