martedì 8 maggio 2018

Si può sempre tornare allo zero ortogonale

Forse non esiste luogo in cui si percepisca di più la necessità di ricominciare ciclicamente daccapo con i rapporti, come in famiglia. Una tantum tutti sentono il bisogno di ricollocarsi su nuovi assetti, i coniugi, i genitori con i figli, i fratelli tra loro... Questo perché la vita, le situazioni, quel che proviamo sempre ci cambiano, ci scombussolano, ci provocano a non stare fermi, relazionalmente parlando.

Fabio Rosini su questa necessità ha scritto un libro, profondo, accattivante, ironico, come è nel suo stile. L’arte di ricominciare, l’ha intitolato. In effetti, l’autore non colloca quest’arte nell'alveo familiare, ma noi vorremmo tentare di fare quest’innesto.

Riconosciamo anzitutto che è consolante pensare di poter tornare allo zero ortogonale, nella vita e nei nostri rapporti, a meno di chiusure ermetiche dall'altra parte. Ma per ricominciare non si può che partire da sé stessi, e tocca mettere in conto qualche cambiamento, qualche salto di qualità.

A questo scopo Rosini individua, nel primo capitolo della Genesi, alcune dritte assai utili, e ne spiega i fondamenti attraverso l’analogia tra le scelte interiori volte a migliorare la propria esistenza e 6 i giorni della Creazione.

In gran sintesi. “… e Dio vide che la luce era cosa buone e dio separò la luce dalle tenebre. chiamò la luce giorno, e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina. Primo giorno.” Nel primo giorno della creazione vengono dunque separate la luce e le tenebre. Che cosa rappresentano per noi? Semplicemente, quel che ci fa bene, e quel che ci danneggia. La luce, il giorno sono lo spazio delle attività buone, positive, a noi favorevoli; la tenebra, la notte è la zona delle cose da cui intelligentemente e sapientemente astenersi.

Per lo più si tratta di dati autoevidenti, nel senso che non serve chissà che scrutamento interiore per riconoscerli. Ciascuno, facendo un check esistenziale, può infatti distinguere - e quindi separare - ciò che attualmente e in particolare nelle relazioni familiari, fa bene, edifica, e ciò che invece fa male e allontana dagli altri, disgregando la qualità dei nostri rapporti.

Qui Rosini, tra le altre cose, apre un’interessante parentesi su ciò che più di tutto ci impedisce di scegliere quel che ci fa bene, che non è fare il male ma… perdere tempo in insulsaggini: controlla le news, le mail, FB e social cantando, dedica ore e ore a programmi e chiacchiere inconsistenti, whatsappa l’ultima idiozia... poi magari al figlio o al marito non sono state rivolte più di tre parole in tutta la giornata. Sono tante le cose che ci rubano ciò che abbiamo di più prezioso al nostro scopo: il tempo! Si può anche pensare al tempo dedicato alle attività lesive per la nostra anima (tutto ciò che si chiama peccato, tristezza compresa, in cristianese).

Tutti noi possiamo percepire nel profondo che non siamo nati per inseguire il nostro benessere e le nostre gratificazioni ma semmai per vivere in pienezza l’amore, che è dono (chi lo fa, sente che sta facendo la cosa giusta, anche se costa).

Nella presa di coscienza del bisogno di azzeramento, la qual cosa di solito è una grazia, aiuta chiedersi: Cosa c’è da accogliere e valorizzare, nella mia vita, in famiglia? Cosa c’è da togliere di mezzo ai piedi in quanto inutile o dannoso? Cosa mi fa perdere e disperdere tempo? Lo tratto bene il mio povero corpo?  Dedico il mio tempo alle cose importanti? Ognuno sa quali domande farsi, prima di passare al secondo giorno…

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