mercoledì 18 aprile 2018

Sacralità vs. inutilità della vita

Dopo Charlie Gard e Isaiah Haastrup, tocca al piccolo Alfie Evans, due anni. Alfie è malato grave ma si muove, interagisce, percepisce l’affettuosa presenza dei genitori che chiedono solo di stargli vicino con amore fino a che lui ce la farà. “No”, ha dichiarato perentoriamente l’Alta Corte di Giustizia inglese, “No” ha ribadito la Corte europea. La sua vita va interrotta perché definita dagli stessi giudici futile, inutile. Vale a dire senza una qualche utilità.

Utilità? Siamo andati a vedere sul dizionario. Per utilità si intende “Funzionalità, proficuità in vista di determinati fini: es: l'utilità del denaro; con senso più concreto, vantaggio, profitto”. Parlare dunque di inutilità di una vita umana significa decidere senza appello che se non reca profitti e vantaggi, non ha valore. Significa ridurla ad una realtà meramente economica.

Ciò ha portato i giudici a negare ai genitori di Alfie la richiesta (il diritto?) di trasferirlo in una struttura di cura all'estero disposta ad accoglierlo. Alfie non sta subendo accanimento terapeutico (non necessita cioè di cure o trattamenti chirurgici sproporzionati per sopravvivere, e neppure ne avrebbe bisogno per essere trasferito), è affetto da una malattia degenerativa del sistema nervoso (comunque non ancora diagnosticata in modo preciso), trattata fino ad oggi con cure proporzionate e necessarie alla sua vita.

Ci chiediamo ancora una volta: la fredda determinazione del valore di una vita umana (utile, non utile) può prescindere dalla sua inalienabile dignità, e da credenti diciamo, dalla sua sacralità? Sono proprio la dignità e la sacralità che stanno cercando di difendere quei giovani genitori, ignorati nel loro amore e dolore, spodestati dal loro dovere genitoriale di custodire la vita del loro piccolo figlio.

Perché oggi si incoraggia e sostiene ad ogni costo una cultura di morte dai mille volti, anziché valorizzare e difendere la cultura della vita? Fa forse più paura la Vita della morte?

"È così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che in nessun modo è possibile presentare come un diritto la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano". (AL 87)

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà". (Sapienza, 3,1)

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