mercoledì 3 gennaio 2018

La sventura dei giusti come Giobbe

La figura biblica i Giobbe - uomo giusto e retto, colpito nel pieno della sua felicità da innumerevoli sventure - è di straordinaria attualità. Giobbe incarna tutti coloro che possono cadere improvvisamente nella povertà, nella solitudine, nella “nudità” della vita, senza avere una qualche colpa, come accade alle tante famiglie che si ritrovano catapultate nella dura prova da un giorno all'altro.

Davanti alla sventura inaspettata, ancor più se considerata immeritata, entriamo in crisi: esiste un generale bisogno di trovarvi un perché, che sazi la nostra sete di equilibrio, il nostro senso di giustizia, la nostra idea retributiva di fede. In questa prospettiva, Giobbe incarna tutti coloro che cercano il senso autentico del dolore, della sofferenza degli innocenti, della morte dei figli, delle delusioni che ci vengono dagli altri.

E constatando che la sventura colpisce giusti e ingiusti, fedeli e atei, in egual maniera e misura, possiamo cadere nella tentazione di credere che il mondo sia governato dal caso, o peggio, dal caos, o che in Dio non esistano concretamente giustizia e misericordia.

Colpisce il fatto che Giobbe nella prostrazione e debolezza estreme non abdichi alla sua rettitudine, alla sua fede. Il suo spessore morale resta intatto, anche quando le persone a lui più care, la moglie, gli amici, diventano le più distanti. Così questo uomo ci conferma che siamo umanamente soli, nei grandi attraversamenti della vita, ma anche che “punire i malvagi e ricompensare i giusti su questa terra non è il “mestiere” di Dio” (Luigino Bruni, La sventura di un uomo giusto).

Tant'è, non si chiude rassegnato alla vita e né a Dio, gli grida semmai il suo bisogno di verità riguardo la sua sofferenza e quella del mondo intero. Giobbe pone con forza domande di senso, e ci ricorda quanto sia importante non smettere di farlo, in un tempo di indigenza spirituale, di dialoghi da talk show, di tweet laconici, tutt'altro che esaustivi.

E Giobbe, inconsapevolmente, ottiene quanto chiede. Si appropria di verità e sapienza, quelle conosciute da coloro che sono stati attraversati dal dolore, sperimentando inaspettatamente la solidarietà di chi ha un cuore capace di vera vicinanza; è così che riesce a rinnovare la speranza in Colui che tutto può, oltre che nell'uomo.

Quanti Giobbe incolpevoli ci sono oggi nel mondo, ignorati e abbandonati alla loro povertà? Bisognosi di ascolto, essi attendono da Dio risposte di senso, e da noi quella vicinanza e solidarietà fraterne che aiutano a riappropriarsi dello stupore e della speranza.