mercoledì 20 settembre 2017

Comunicare per farsi capire

Il titolo sembra anticipare un’ovvietà. Eppure comunicazione e confusione rappresentano un binomio piuttosto frequente. Accade quando il messaggio comunicato lascia il destinatario in uno stato di incertezza, di dubbio.

Ciò riguarda spesso l’interlocutore di chi si esprime ricorrendo a frasi enigmatiche, metafore (più o meno azzeccate), significati sottintesi con ammiccamenti annessi, che aprono inevitabilmente la via alle più disparate interpretazioni.

Ma il fraintendimento, la confusione, possono riguardare anche dialoghi e contesti apparentemente immuni da errori comunicativi. Pensiamo ad esempio alla comunicazione tra persone che si conoscono da molto tempo, come i coniugi, o genitori e figli. Se teniamo presente il fatto che qualsiasi comportamento in presenza di altri contiene sempre un messaggio, implicito o esplicito, consapevole e/o inconsapevole, nemmeno i rapporti profondi e di lunga data, come possono essere i legami familiari, sono esenti da possibili distorsioni nella comunicazione e nella sua conseguente interpretazione.

Che caratteristiche ha una cattiva comunicazione? Storture comunicative risultano evidenti, ad esempio, quando tra il contenuto del messaggio, il tono che lo accompagna e il linguaggio corporeo manca una coerenza espressiva, quando cioè non vanno nella stessa direzione. Se io dico a qualcuno: “Sono contento di vederti” con tono spento, magari leggendo messaggi sul cellulare, sicuramente la persona a cui mi sto rivolgendo avrà dei seri dubbi che ciò sia vero.


Anche i paradossi rappresentano una distorsione comunicativa frequente: imporre, o impedire, determinati sentimenti, che, in quanto tali, non possono mai essere frutto di un atto di volontà (il genitore al bambino: “Non arrabbiarti!”); esortare ad avere un atteggiamento spontaneo (“Su, sii spontaneo!” o la moglie al marito: “Potresti farmi la sorpresa di portarmi fuori a cena”). I paradossi sono costituiti da messaggi contraddittori che mandano in tilt il pensiero dell’interlocutore. E quando si tratta di un bambino, il danno risulta evidente, perché quest’ultimo cercherà di elaborare le informazioni raccolte per superare il disagio percepito. E non facile per lui, in questi casi, pervenire alle giuste conclusioni.

La semplicità, la chiarezza, la verità sembrano insomma essere le costanti che garantiscono una buona comunicazione - non solo in famiglia - perché ci mettono nelle condizioni migliori per spiegarci e di farci comprendere adeguatamente.