sabato 29 luglio 2017

Charlie, il figlio

Coloro che hanno decretato la morte di Charlie Gard forse non sospettavano, almeno inizialmente, del suo silenzioso, inerme, straordinario potere: la sorte di Charlie e dei suoi genitori è divenuta in breve tempo importante, o ancor più, cara a tanti, tantissimi.

Quel figlio è divenuto nostro, il dolore nel volto dei genitori l’abbiamo percepito in profondità. Questa umile famiglia ci ha fatto il singolare dono di prendere coscienza della sacralità della vita. Forse per questo la sua interruzione deliberata ha turbato, indignato, ferito, ancor più, trattandosi di vita nascente, amata e desiderata.

La sua sacralità è stata calpestata in nome di un potere che si è collocato in maniera autoreferenziale al di sopra di ciò che fino a ieri si pensava di indiscussa oggettività: la sovranità del popolo, il diritto alla vita - che fonda e giustifica ogni altro diritto - la patria potestà, la fattiva disponibilità di enti preposti a prendersi cura di questa creatura, come l’Ospedale del Bambin Gesù.

A fronte dell’impotenza dei genitori di Charlie, si è presa maggior coscienza di cosa ci sia in ballo, in ambito antropologico: l’imposizione di una mentalità pragmatica e utilitaristica - per cui il progresso della scienza e della società si fa prevalere sul singolo individuo- secondo un modello liberal radicale, il quale genera diritti in nome di una libertà sganciata dalla responsabilità e da ogni etica.
Ma come non tener conto delle parole “Tutto quello che avrete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, lo avrete fatto a me”?

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