martedì 27 giugno 2017

Sopportare pazientemente le persone moleste

Continuiamo il nostro viaggio tra le opere di misericordia spirituale. Se consolare gli afflitti, consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti può recare, accanto alla fatica, una qualche gratificazione interiore, sopportare le persone moleste - per di più pazientemente! (e questa è l’unica opera di misericordia che ci dice “come” va compiuta) -  suona tutt’altro che gratificante, anzi, proprio difficile.

I molesti sono coloro di cui istintivamente auspicheremmo l’assenza. Sono coloro che reputiamo pesanti (la definizione deriva infatti da “mole”). Sono quelli che proprio ci stanno addosso, e lo fanno – per dirla con Rosini -  in maniera scientifica, con costanza; del resto, se così non fosse, quest’opera non richiederebbe la nostra pazienza.

Constatiamo che tanti matrimoni e rapporti saltano non per gravi fatti eclatanti, ma per esasperazione, ovvero per la mancanza di questa pazienza verso quelle piccole, irritanti abitudini dell’altro che demoliscono nel tempo la piacevolezza dello stare insieme: le petulanti lamentele verso qualsiasi cosa e persona, i ritardi cronici ingiustificati, gli egocentrismi ciechi verso i bisogni dell’altro, le nevrastenie o la superficialità erette a dogma, e così via. I molesti sono coloro che non compiono una sola volta o saltuariamente ciò che ci dà fastidio, ma sono – ahimè - coerenti con sé stessi, per questo hanno la capacità di sfiancarci.

Come gestirli senza soccombere? Con la tolleranza? “Cara, io ti tollero”, riconosciamolo, non è granché come dichiarazione d’amore. Equivale a dire: “Sei pessima, ma ancora ti reggo”. Non può durare. Non nel lungo periodo, chi ragiona in questi termini, infatti, prima o poi esploderà con ferocia.

Non funziona nemmeno il buonismo sentimentalista. “In cuor mio ho di te una pessima opinione, ma poiché sono buono/a, dall’alto della mia superiorità ti sopporto con rassegnazione”. Ragiona così chi si percepisce esente da peccato originale, chi ha consigli per tutti, tranne che per sé stesso. Prima o poi si sentirà pure in diritto di punire il molesto.

Nemmeno il servilismo centra il bersaglio. I servili sono coloro che si vendono per buoni, cioè spacciano per bontà la loro inconsistenza; non agiscono con correttezza, ma subdolamente, comportandosi da deboli con i forti e da forti con i deboli.

Quindi? Proviamo a sposare il focus sulla virtù della pazienza. Umanamente, sopportare il fastidio persistente che l’altro ci reca, può implicare uno sforzo apparentemente insostenibile nel tempo, se non si cambia presupposto, se non si mette cioè in conto la possibilità di concedere all’altro il tempo, lo spazio, la possibilità di crescere. Si tratta di una pazienza che contempla la volontà di fare tutto il possibile per mettere l’altro nelle condizioni di attivarsi, di dare il meglio di sé, di fargli arrivare la nostra fiducia, assieme all’info del nostro disagio. Allora quel Cara/o, ti tollero, può diventare ad esempio: “Ti voglio bene, ma questo tuo atteggiamento mi fa reagire male, interiormente. Il nostro rapporto ne soffre. Possiamo provare insieme a cambiare questa situazione?”

A volte basta poco per innescare processi con inversione di tendenza, altre volte ci vuole più tempo, diversi tentativi, ma comunque sempre di pazienza si tratta, e sempre ha a che fare con la grandezza d’animo. E forse è più facile coltivarla, se pensiamo che il buon Dio per primo la esercita con noi giornalmente, Lui che è con tutti “paziente, lento all’ira e ricco di misericordia”.