mercoledì 10 maggio 2017

Insegnare agli ignoranti

Suona come un atto di superbia, più che un gesto orientato al bene. Eppure la seconda opera di misericordia è rivolta proprio a quella miseria umana chiamata ignoranza. Partiamo dal presupposto che ogni persona è dotata di intelletto, di ragione, ed è portata analizzare e comprendere la realtà e a trovare i nessi tra gli eventi. Non è un caso che i bambini tempestino i genitori di “perché?” appena inizino ad articolare parole e ragionamenti. Per lo stesso motivo non comprendere, per l’adulto, è una condizione di particolare sofferenza.

Esiste un bisogno di sapere, di recepire informazioni, di cogliere il senso delle cose; da ciò che si sa, si decide ciò che si è. (Questo dato di fatto è alla base di ogni manipolazione ideologica). Ci si può ritrovare a impostare la propria vita su false informazioni o su interpretazioni distorte della realtà, ricavandone immani sofferenze.

Per questo la ricerca della Verità diventa un dovere verso sé stessi e gli altri, oltre che un atto di intelligenza. Certo, non è impresa facile, specie oggi: non si contano i maestri che propongono i loro metri di giudizio, o le agenzie formative che si spacciano per autorevoli e che pretendono di insegnarci a vivere. Il sapere che circola, anche in ambienti non sospetti, tante volte risulta stucchevole, banale o saccente, ed è caratterizzato da una sgradevole mancanza di profondità.

In-segnare significa “scrivere dentro”, imprimere, solcare il cuore dell’altro. In molti casi, può significare aiutare ad ampliare la prospettiva sull’esistenza, aggiungendo a quella orizzontale, prettamente umana, quella che verticalizza lo sguardo, che include cioè la dimensione trascendente. “Io sono la Via, la Verità, la Vita”. Oggi più che mai il messaggio del vero Maestro risuona con forza.
Non è il messaggio cristiano quello che può rischiarare il buio di tanta superficialità, che può restituire significato a ciò che apparentemente non ne ha più, e mostrare una via a chi vaga nella vita senza una meta?
Riconoscerlo, però, impone anzitutto ai credenti di saper dar ragione della propria vocazione e di educare al senso critico le nuove generazioni. L’opera di misericordia consiste nel proporre un’autentica alternativa di pensiero (e di vita) all’andazzo corrente, che genera per lo più gente sazia di informazioni e di piaceri ma frustrata, inquieta o insoddisfatta. “Non è questione di sapienza contro ignoranza, ma di sapienza vera contro sapienza falsa”, come afferma F. Rosini, in Solo l’amore crea.

Se coltivata e alimentata, la sapienza cristiana - che non è mai solo umana, ma è dono dello Spirito - arriva a colmare le profondità di quell’ignoranza di cui stiamo parlando, e che, paradossalmente, può essere più vasta nei colti e negli intellettuali, che nei semplici!

E’ quella sapienza che passa per osmosi attraverso uno sguardo di bene sull’altro, che è scevra da ottusi giudizi e non è mai mossa da un senso di superiorità. Non cala dall’alto un elenco di norme/nozioni/istruzioni per l’uso, ma piuttosto propone una direzione, un avvertimento, una via. È quella sapienza che attinge dal divino.
La sua efficacia è comprovata dal cambiamento nella qualità di vita in coloro che la ricevono e la accolgono, perché la menzogna, si sa, rende tristi, mentre la verità, se offerta con umiltà e tenerezza, libera l’altro restituendogli il vero bene.

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