martedì 25 aprile 2017

Consigliare i dubbiosi

Nei prossimi post vorremmo intraprendere un viaggio attraverso le cosiddette opere di misericordia spirituale. Non stiamo parlando di atti di buonismo o volontarismo venduti ai mercatini del vintage, ma di ciò che oggi come ieri rende alta la qualità relazionale, sia dentro la famiglia che al di fuori di essa. Le opere di misericordia spirituale si sostanziano in gesti concreti, spesso poco vistosi esternamente, ma che nel cuore di chi li compie e di chi li riceve generano un forte riverbero benefico.

Vogliamo iniziare questo nostro itinerario con la prima opera di misericordia che è quella di consigliare i dubbiosi.  Intuiamo che non si tratta di dispensare ovvietà e buoni sentimenti con tanto di pacca sulla spalla. No, la componente della misericordia fa di quest’opera un atto creativo, capace di suscitare un cambiamento positivo nella vita di chi ci sta chiedendo aiuto. Si tratta di agire mossi da un amore che non è solo estetico e umano, perché è un amore che va oltre, che ha in sé l’impronta dell’Eterno.

Chi è il dubbioso? È colui che, davanti ai tanti bivi della vita rappresentati dalle scelte, è in balìa dalla sua indecisione. È colui che spesso non sa distinguere tra scelte ordinarie, banali, e scelte rilevanti, vitali. O non sa valutare le conseguenze delle une e delle altre.

E a questo proposito – apriamo una piccola parentesi – non possiamo non pensare alla deleteria pedagogia di quei genitori che delegano il potere decisionale ai loro figli (anche molto piccoli): “Cosa vuoi mangiare? Dove vuoi che andiamo? Cosa vuoi metterti? Cosa guardiamo in TV?”. I bambini hanno bisogno di avere riferimenti, strade tracciate, non “pinnacoli da cui buttarsi”, come scrive Fabio Rosini. I bambini sono rassicurati e rasserenati dall’ordine, dalle regole, dagli orari; hanno bisogno di percepire che i genitori sanno cosa è giusto e bene fare e cosa no, e sperano di vederli agire di conseguenza. Per contro, vedersi affidata dai genitori la facoltà decisionale li inquieta, perché il peso della scelta è eccessivo per le loro piccole spalle.

Ma torniamo a noi. Per il dubbioso la vita è ambigua; la sua interpretazione della realtà oscilla tra diverse ipotesi tra loro contrarie, ma fondamentalmente tende a ragionare in negativo. Fatica a dare fiducia alle situazioni e alle persone. Secondo Rosini, l'incertezza che abita il dubbioso corrisponde a “una cecità dell’uomo, una sua sovralettura, una proiezione della propria ambiguità interiore”, che in ultima analisi porta con sé l’incapacità di distinguere tra il falso bene e il vero bene.

Come agire con chi ci chiede consiglio? Tra gli atteggiamenti da evitare vi è lo schematismo del razionalista (che fa una iper-analisi pseudo-professionale, per fornire poi una soluzione -quasi mai adatta - estratta dal suo rigido schema mentale), ma anche la dittatura psicologica del paternalista (che impone una soluzione, ritenendola più importante della crescita del dubbioso).

Consigliare significa “sedersi accanto”, stare vicino a chi è nel dubbio, per poter individuare insieme le sue certezze, i suoi punti saldi, e da questi partire per dipanare le ambiguità.

Si tratta di partire dai “sì” delle certezze di colui che stiamo aiutando, con il presupposto che tutti i dubbi sono radicati nell’antico dubbio insinuato dal serpente: che in Dio possa essere presente sia l’amore che il non amore, che Lui ci voglia salvare, ma forse anche no.
Questo approccio porta a sciogliere l'incertezza insinuata dal pensiero che la vita sgorghi da una sorgente torbida e non dalle mani del Padre Provvidente.
In Dio non esiste doppiezza, perché Dio è solo amore!

Non è la ragione, che risolve i dubbi, ma l’amore. L’amore è sì ragionevole, ma anche più sapiente. E per consigliare un dubbioso ci vuole dunque un ascolto umile - così da trovare la domanda che conduce alla giusta prospettiva - e amore nella verità - così da mettere ordine, e attribuire i giusti pesi specifici delle cose.

Consigliare significa allora farsi eco del sì del Padre: per risolvere un dilemma esistenziale non si parte dalla confusione generata dal dubbio ma dalla verità semplice dell’amore di Dio. Essa genera nel dubbioso quella certezza che sgorga dalla fiducia, che a sua volta nasce dall’esperienza della paternità di Dio, di cui il consigliere è umile, ma convinto testimone.

venerdì 14 aprile 2017

Tempo di Risurrezione

Al Signore non riesce particolarmente bene solo risorgere, ma anche far risorgere.

Da ogni paura, fragilità, solitudine interiore, tristezza, angoscia, dolore, vuoto.

Ed è bello sapere che basta chiederglielo, che Lui non vede l’ora di farlo per noi e con noi.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!