martedì 9 agosto 2016

Le statue di sale

Nei rapporti di lunga data, quelli consolidati come i legami familiari o amicali, può accadere di costruire dentro di noi una certa immagine delle persone che conosciamo da tempo. Possiamo così arrivare ad allestire in noi una sorta di galleria di opere d’arte, che le ritraggono. Ne siamo noi gli autori. Per sua natura un quadro, o una statua come è, così resta.

È facile intuire che questa operazione interiore, per lo più inconsapevole, può indurci in errore, specie nel momento in cui il “soggetto ritratto” ci fa un torto. Se ne abiamo elaborato e conserviamo un’immagine fissa, se ne facciamo cioè una statua di sale, tenderemo a interpretare le sue azioni aprioristicamente, credendo di sapere già cosa lo ha spinto ad agire, cosa pensa, perché si è comportato in una determinato modo.

Tra marito e moglie o nel rapporto con i figli ciò non è infrequente, ma vale la pena tentare di invertire questa tendenza. Per varie ragioni. Non possiamo mai dire di conoscere una persona fino in fondo, neanche dopo decenni di stretta vicinanza, anche perché ciascuno è sempre, costantemente persona in divenire.

Abbattere le statue di sale significa allora essere disposti a scorgere e riconoscere in chi ci è a fianco nuovi fazzoletti di innocenza, nuovi spazi di bene, avendo la consapevolezza che nulla è scontato nelle nostre relazioni, nulla è statico o facilmente prevedibile.

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