domenica 17 luglio 2016

L'autorità e il bene dei figli

L’esercizio dell’autorità in famiglia da molti è considerato anacronistico, quasi che il ruolo di guida inserito in un progetto educativo possa influenzare o condizionare ingiustamente la vita dei figli, ledendo la loro libertà. In effetti, non è infrequente sentire genitori domandare al figlio, anche piccolo, che cosa vuole che si faccia, che si mangi, dove desidera che si vada... Risultato: da un lato ci sono sempre più genitori in balìa di desideri, bizze e capricci di figli sempre più dispotici (che poi, una volta adolescenti, si ritrovano immersi in difficoltà di vario tipo legate soprattutto all’incapacità a gestire in solitudine una libertà pesante), dall’altro quegli stessi genitori prendono tristemente, tardivamente coscienza che le omissioni educative hanno creato voragini valoriali nel profondo dei loro ragazzi.

Così qualcuno parla di crisi dell’autorità familiare. A noi pare di cogliere un capovolgimento dell’autorità, perlomeno di quella familiare.
Certo, comprendiamo chi obietta che è più facile acconsentire, anche per quieto vivere, alle richieste dei figli per evitare di rendersi impopolari ai loro occhi. Così come è vero che non sempre è facile gestire assieme a loro la diversità tra i pari che una scelta controcorrente può generare: ricordiamo ancora, a distanza di anni, la scelta di negare il cellulare alle medie ai nostri figli. Eppure motivandola, argomentando, proponendo alternative per noi valide, attraenti e costruttive, la famiglia è sopravvissuta al quel diniego. Così come anche ad altri.

Hanno protestato? Ovviamente.
Li abbiamo messi in difficoltà davanti ai loro compagni? Forse.
Sono poi riusciti a superare quel momento? Senza dubbio, tant’è, nel tempo ci hanno ringraziato proprio per i no detti, li hanno interpretati come scelte d’amore nei loro confronti.
Ancora oggi, davanti a un bene maggiore per i nostri figli saremmo disposti a portare il peso della loro fatica o sofferenza legate ad una privazione.
Quanti genitori abbiamo visto piangere, per aver concesso ai propri figli qualcosa che poi si è rivelata fatale per la loro vita!
L’esercizio dell’autorità non è, a nostro parere, negazione della libertà del figlio. Agire con autorità non significa assumere rigidi comportamenti impositivi, di controllo e sanzionatori, ma orientare, motivando, le scelte dei figli a tutto ciò che è autentico bene per loro, a tutto ciò che può edificare il loro io interiore, la loro coscienza, che rappresentano le colonne portanti della loro vita futura. Anche se questo può costare il prezzo momentaneo dell’impopolarità.