domenica 5 giugno 2016

Diversità e intelligenza dell'amore

Non vogliamo addentrarci in dispute filosofico-antropologiche per stabilire se le diversità tra uomo e donna siano riconducibili alla natura umana o alla cultura del nostro tempo, non ne abbiamo bisogno. La vita ordinaria ce lo conferma ogni giorno e in ogni ambito: siamo inequivocabilmente diversi.
Del resto, fiumi di inchiostro e lacrime sono stati versati nel tempo confermando la realtà dell’alterità costitutiva tra uomo e donna.

Nella vita a due, ci pare che farsene una ragione aiuti a edificare la relazione su presupposti positivi: aiuta la donna a evitare frustrazioni cocenti derivanti dal tentativo di “piegare” l’uomo alle sue aspettative legate alla sensibilità, all’ascolto, al modo di comunicare… e l’elenco sarebbe ancora lungo, ma aiuta anche l’uomo, che continua ancora, dopo secoli, a considerare la donna una creatura enigmatica, che fa di tutto per “aggiustarlo” (lei direbbe: migliorarlo), pur sentendosi (lui) per nulla “rotto o guasto”. Lei vorrebbe essere soprattutto ascoltata con empatia, compresa. Lui vorrebbe essere soprattutto apprezzato, valorizzato. Eccetera. Verosimilmente sarà ancora così, nel tempo.
Sembra una banalità dire che nella vita di coppia è doveroso accettare, o meglio, accogliere e integrare, le diversità dell’altro. Forse è una banalità dire che questo processo altro non è che un cammino lungo, non semplice, che spinge a mettere in gioco umiltà, benevolenza, pazienza, lungimiranza.
Non ci sembra che il contesto culturale attuale favorisca questi cammini relazionali. Quanti rapporti naufragano per l’equivoco che queste differenze possano essere superficialmente livellate in un senso o nell’altro, o peggio che si possa fluttuare nell’identità uomo o donna, banalmente, indifferentemente.
Non stiamo parlando di interscambiabilità dei ruoli dentro la famiglia, spesso necessari, e non si tratta nemmeno di mettere in discussione il fatto che uomini e donne dovrebbero avere la stessa dignità, le stesse opportunità sociali, lavorative, di autorealizzazione.

Ci pare solo utile riconoscere il valore della consapevolezza della diversità ontologica, tra uomo e donna, del fatto che – una volta integrata – essa diventa per la coppia novità e ricchezza, perché mette in moto l’intelligenza dell’amore.

2 commenti:

Rosa Samassa ha detto...

Non una parola di troppo.....Non una parola di meno.
Encomiabile!
Rubo.

Coniugi Baratella ha detto...

Rosa, sei ovviamente la nostra maestra preferita!

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