martedì 26 aprile 2016

L'adolescenza non è una malattia

L’adolescenza dei propri figli - specie del primo - richiede pazienza e lungimiranza e a volte fa preoccupare i genitori, almeno quanto una loro malattia. Come mai, ci chiediamo?
Certo, l’adolescenza è un periodo della vita complesso, in cui il ragazzo decide del modo di edificare e realizzare la sua identità profonda; per far questo deve necessariamente vivere una differenziazione, una desatellizzazione dai genitori; se ciò non accade non crescerà, vale a dire non riuscirà a sviluppare una personalità autonoma, matura.

Prendere le distanze dall’universo di mamma e papà è dunque una necessità interiore dei figli (non un affronto personale rivolto ai genitori!); essi sentono il bisogno di ricercare una originalità e una unicità proprie, come anche di avere uno spazio di libertà “segreto” in cui misurarsi con sé stessi, possibilmente senza controlli e interferenze.

A volte possono esprimere la ricerca del proprio “sé” maldestramente o vistosamente, in modo creativo o provocatorio, dipende anche da quanta resistenza e dissenso incontrano. Se si sentono impediti e ostacolati nel vivere questo passaggio, i ragazzi tendono ad assolutizzarlo, a dire bugie o a diventare aggressivi, pur di preservarsi.

 Va tenuto conto, comunque, che questo è un periodo temporaneo, transitorio, “sperimentale” per loro. In ogni caso, ciò che meno li aiuta è continuare a sentirsi trattati da piccoli, magari sgridati, umiliati davanti ad altre persone (es. fratelli), puniti senza motivazioni, ecc.

In questa fase più si sentono rispettati e compresi specie nelle loro difficoltà, più li aiutiamo a crescere. Il dialogo “da pari a pari” diventa uno strumento prezioso: poco o nulla sortisce la paternale urlata, è più costruttivo il confronto pacato, empatico, in cui ciascuno conserva il suo ruolo, ma lo fa con rispetto e atteggiamento di ascolto.

1 commento:

Rosa Samassa ha detto...
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