lunedì 21 dicembre 2015

La lussuria e l’oggettivazione dell’altro

È vero che i vizi sono inclinazioni che hanno caratterizzato l’uomo di ogni tempo, senza eccezioni e senza sosta, ma è pur vero anche che in ogni epoca uno tra questi sembra imperare sugli altri, o meglio, sulla vita della gente. Quello della lussuria forse è il vizio del nostro tempo. I rimandi ad esso sono ovunque, a partire dai media, e non risparmiano nessuno, nemmeno i più indifesi. La società non è attrezzata per difendersi, per combattere questo vizio, anzi, semmai è il contrario, tanto che ogni comportamento che vira verso questa forma di contaminazione tende ad autolegittimarsi, e a spingersi sempre più in là, sempre più in basso, fino allo svuotamento morale, fino alla malattia spirituale cronica.

Parlare del vizio della lussuria non significa dover colpevolizzare la sessualità: la sessualità, e il piacere che può derivarne, non sono legati al peccato in maniera automatica, come una certa impostazione del passato portava a credere. La sessualità, il piacere, sono parte di ciò che Dio definisce come cosa “molto buona”, tanto che ad essi ha legato il dono sacro della vita! La sessualità nel suo significato più profondo è espressione dell’amore scambievole, del dono di tutta la persona, della tenerezza e del rispetto per l’altro.

L’attuale contesto e l’evoluzione culturale, a partire dal ’68, ne han deviato e minato il senso e il fine.
La lussuria parte dal cervello contaminando ogni pensiero, coinvolge tutti i sensi, si impossessa del cuore, toglie ogni senso critico di coscienza razionale. In pratica, è la perdita del controllo di sé che porta a cercare la trasgressione, l’eccesso... Spesso nasce dalla sfrenata cura del proprio corpo, che viene considerato prevalentemente come strumento di piacere, e al contempo coinvolge l’altro, o qualche sua parte del corpo, che diventa mero oggetto di piacere a sua volta. Perverte insomma la propria e la sessualità altrui, sganciandola dal suo fine unitivo e procreativo.
La lussuria porta al pensiero fisso di voler fare sesso, lo stesso con chi, senza curarsi delle conseguenze su di sé e sull'altro. E quando il sesso diventa pensiero dominante o pensiero unico, distrugge ogni relazione sana, l’interesse verso un legame duraturo.

La mentalità libertina, la pornografia dilagante, sono concause della trasformazione da persone libere a schiave di questo vizio. Se una persona giunge al matrimonio con questo vizio o con un passato caratterizzato da questa forma di schiavitù, dovrà lavorare molto su di sé per entrare in un’ottica di dono, di stima dell’altro. Questo vizio, se presente nel matrimonio, può portare progressivamente all’oggettivazione del coniuge, allo scandalo, alla mancanza di pudore, alla concupiscenza, al tradimento, fino a forme di perversione e devianza.

Per questo diventa importante educare i figli alla bellezza totale di sé e dell’altro, ad una sessualità e affettività autentiche, al rispetto per sé stessi e per l’altro, al dominio di sé, ad uno sguardo critico su ciò che la cultura attuale propone loro a piene mani. Oltre a parlarne con loro, può essere utile vigilare sul loro uso di cellulare e in particolare di internet, specie se bambini e adolescenti.

E nessuno può pensare: non è un mio problema, perché tutti riceviamo frequentemente e senza cercarli stimoli negativi, che possono diventare tentazioni e quindi comportamenti conseguenti. Custodire allora anzitutto gli occhi, per custodire mente e anima, coltivare relazioni di qualità, nutrire lo spirito, per dominare le pulsioni – tutto questo può fare la differenza per vivere la nostra sessualità e affettività nell'ottica del dono d’amore. 

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