mercoledì 9 dicembre 2015

Moderazione e condivisione, antidoti all'ingordigia


Il vizio della gola non corrisponde propriamente al piacere di mangiare, alla capacità di apprezzare la buona cucina, è piuttosto un atteggiamento di smoderatezza, di voracità verso il cibo, un eccesso in tutti i sensi: in quantità, qualità e nel tempo. Va ben oltre il normale bisogno di nutrirsi. È una ricerca di sazietà senza limiti.

Come capiamo se nel nostro rapporto con il cibo c’è una componente di vizio? Beh, se sappiamo mangiare anche qualcosa che non ci piace, come rinunciare a qualcosa che ci piace, possiamo credere di aver un rapporto giusto con il cibo. Nel comportamento dell’ingordo c'è la tendenza a mangiare di nascosto, o da solo. Col cibo, alcuni pensano di placare una certa angoscia del vivere, di riempire un vuoto esistenziale, in altri casi questo vizio è legato ad una scarsa stima di sé, altre volte dietro l’ingordigia si nasconde una certa aggressività che si sfoga nella distruzione di ciò che si assimila.

Gli antichi affermavano che esiste uno stretto legame fra gola e parola, perché hanno in comune lo stesso organo fisico: la bocca. Così la bocca che non riesce a dominarsi nel cibo, facilmente non si domina nemmeno nelle parole, per cui spesso il goloso è anche portato al pettegolezzo, quasi che alla pesantezza del corpo, corrispondesse una superficialità dell’anima.

Dicono che l’ingordigia non sia quasi mai un vizio solitario, ma che sia propedeutico ad altri vizi. I padri della Chiesa affermavano che attraverso la gola passano tutti i mali che affliggono l’uomo. Per questo invitavano alla moderazione nel cibo, per imparare a dominare ogni umana inclinazione negativa.

Nella vita di coppia e di famiglia si sa che il cibo è un elemento importante, perché quotidiano, e sono tante e diverse le modalità nel gestirlo: ci sono famiglie che hanno il culto del cibo (tanto che si va sempre più affermando una sorta di idolatria del cibo, un’attenzione maniacale per ciò che si assume, tanto da farne una religione, l'altare a cui sacrificare molta parte del proprio tempo e del proprio denaro) e altre che non se ne curano più di tanto; famiglie che non hanno alcuna regola a riguardo (in casa tutti possono mangiare di tutto, a qualsiasi ora)  e altre che sprecano regolarmente alimenti.
In ogni caso, l'ipernutrizione,  che caratterizza buona parte del mondo occidentale, nel medio e lungo periodo, porta a problemi seri di sovrappeso e di salute, sia negli adulti che nei bambini.

Si sa che il cibo è per sua natura veicolo di relazione, con la natura da cui deriva e con le persone che lo preparano e lo consumano insieme- oltre che con Dio, che ce lo dispensa - e comunica vita, perché il cibo consumato nella condivisione nutre anche l’anima. Ecco perché è un gesto d’amore non lasciare mangiare da sole le persone che ci vivono accanto, e curarne per loro qualità e quantità.

Fa la differenza, in famiglia, anche educare ed educarsi alla misura, alla sobrietà e semplicità dei pasti, come segno di rispetto e partecipazione alla sofferenza di tutti coloro che mancano del cibo necessario per vivere, attraverso scelte di condivisione concreta.

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