giovedì 24 dicembre 2015

Buon Natale




A tutti gli amici, i fratelli e le sorelle, a tutti coloro che soffrono, che sono soli, che sono lontani dalla propria famiglia, o da se stessi, a tutti coloro che sono in ricerca, proprio a tutti auguriamo che sia un BUON NATALE, vissuto nella consapevolezza di essere molto amati da quel Bambino che viene per benedire le nostre vite!

Auguri
 
daniela e marco

lunedì 21 dicembre 2015

La lussuria e l’oggettivazione dell’altro

È vero che i vizi sono inclinazioni che hanno caratterizzato l’uomo di ogni tempo, senza eccezioni e senza sosta, ma è pur vero anche che in ogni epoca uno tra questi sembra imperare sugli altri, o meglio, sulla vita della gente. Quello della lussuria forse è il vizio del nostro tempo. I rimandi ad esso sono ovunque, a partire dai media, e non risparmiano nessuno, nemmeno i più indifesi. La società non è attrezzata per difendersi, per combattere questo vizio, anzi, semmai è il contrario, tanto che ogni comportamento che vira verso questa forma di contaminazione tende ad autolegittimarsi, e a spingersi sempre più in là, sempre più in basso, fino allo svuotamento morale, fino alla malattia spirituale cronica.

Parlare del vizio della lussuria non significa dover colpevolizzare la sessualità: la sessualità, e il piacere che può derivarne, non sono legati al peccato in maniera automatica, come una certa impostazione del passato portava a credere. La sessualità, il piacere, sono parte di ciò che Dio definisce come cosa “molto buona”, tanto che ad essi ha legato il dono sacro della vita! La sessualità nel suo significato più profondo è espressione dell’amore scambievole, del dono di tutta la persona, della tenerezza e del rispetto per l’altro.

L’attuale contesto e l’evoluzione culturale, a partire dal ’68, ne han deviato e minato il senso e il fine.
La lussuria parte dal cervello contaminando ogni pensiero, coinvolge tutti i sensi, si impossessa del cuore, toglie ogni senso critico di coscienza razionale. In pratica, è la perdita del controllo di sé che porta a cercare la trasgressione, l’eccesso... Spesso nasce dalla sfrenata cura del proprio corpo, che viene considerato prevalentemente come strumento di piacere, e al contempo coinvolge l’altro, o qualche sua parte del corpo, che diventa mero oggetto di piacere a sua volta. Perverte insomma la propria e la sessualità altrui, sganciandola dal suo fine unitivo e procreativo.
La lussuria porta al pensiero fisso di voler fare sesso, lo stesso con chi, senza curarsi delle conseguenze su di sé e sull'altro. E quando il sesso diventa pensiero dominante o pensiero unico, distrugge ogni relazione sana, l’interesse verso un legame duraturo.

La mentalità libertina, la pornografia dilagante, sono concause della trasformazione da persone libere a schiave di questo vizio. Se una persona giunge al matrimonio con questo vizio o con un passato caratterizzato da questa forma di schiavitù, dovrà lavorare molto su di sé per entrare in un’ottica di dono, di stima dell’altro. Questo vizio, se presente nel matrimonio, può portare progressivamente all’oggettivazione del coniuge, allo scandalo, alla mancanza di pudore, alla concupiscenza, al tradimento, fino a forme di perversione e devianza.

Per questo diventa importante educare i figli alla bellezza totale di sé e dell’altro, ad una sessualità e affettività autentiche, al rispetto per sé stessi e per l’altro, al dominio di sé, ad uno sguardo critico su ciò che la cultura attuale propone loro a piene mani. Oltre a parlarne con loro, può essere utile vigilare sul loro uso di cellulare e in particolare di internet, specie se bambini e adolescenti.

E nessuno può pensare: non è un mio problema, perché tutti riceviamo frequentemente e senza cercarli stimoli negativi, che possono diventare tentazioni e quindi comportamenti conseguenti. Custodire allora anzitutto gli occhi, per custodire mente e anima, coltivare relazioni di qualità, nutrire lo spirito, per dominare le pulsioni – tutto questo può fare la differenza per vivere la nostra sessualità e affettività nell'ottica del dono d’amore. 

mercoledì 9 dicembre 2015

Moderazione e condivisione, antidoti all'ingordigia


Il vizio della gola non corrisponde propriamente al piacere di mangiare, alla capacità di apprezzare la buona cucina, è piuttosto un atteggiamento di smoderatezza, di voracità verso il cibo, un eccesso in tutti i sensi: in quantità, qualità e nel tempo. Va ben oltre il normale bisogno di nutrirsi. È una ricerca di sazietà senza limiti.

Come capiamo se nel nostro rapporto con il cibo c’è una componente di vizio? Beh, se sappiamo mangiare anche qualcosa che non ci piace, come rinunciare a qualcosa che ci piace, possiamo credere di aver un rapporto giusto con il cibo. Nel comportamento dell’ingordo c'è la tendenza a mangiare di nascosto, o da solo. Col cibo, alcuni pensano di placare una certa angoscia del vivere, di riempire un vuoto esistenziale, in altri casi questo vizio è legato ad una scarsa stima di sé, altre volte dietro l’ingordigia si nasconde una certa aggressività che si sfoga nella distruzione di ciò che si assimila.

Gli antichi affermavano che esiste uno stretto legame fra gola e parola, perché hanno in comune lo stesso organo fisico: la bocca. Così la bocca che non riesce a dominarsi nel cibo, facilmente non si domina nemmeno nelle parole, per cui spesso il goloso è anche portato al pettegolezzo, quasi che alla pesantezza del corpo, corrispondesse una superficialità dell’anima.

Dicono che l’ingordigia non sia quasi mai un vizio solitario, ma che sia propedeutico ad altri vizi. I padri della Chiesa affermavano che attraverso la gola passano tutti i mali che affliggono l’uomo. Per questo invitavano alla moderazione nel cibo, per imparare a dominare ogni umana inclinazione negativa.

Nella vita di coppia e di famiglia si sa che il cibo è un elemento importante, perché quotidiano, e sono tante e diverse le modalità nel gestirlo: ci sono famiglie che hanno il culto del cibo (tanto che si va sempre più affermando una sorta di idolatria del cibo, un’attenzione maniacale per ciò che si assume, tanto da farne una religione, l'altare a cui sacrificare molta parte del proprio tempo e del proprio denaro) e altre che non se ne curano più di tanto; famiglie che non hanno alcuna regola a riguardo (in casa tutti possono mangiare di tutto, a qualsiasi ora)  e altre che sprecano regolarmente alimenti.
In ogni caso, l'ipernutrizione,  che caratterizza buona parte del mondo occidentale, nel medio e lungo periodo, porta a problemi seri di sovrappeso e di salute, sia negli adulti che nei bambini.

Si sa che il cibo è per sua natura veicolo di relazione, con la natura da cui deriva e con le persone che lo preparano e lo consumano insieme- oltre che con Dio, che ce lo dispensa - e comunica vita, perché il cibo consumato nella condivisione nutre anche l’anima. Ecco perché è un gesto d’amore non lasciare mangiare da sole le persone che ci vivono accanto, e curarne per loro qualità e quantità.

Fa la differenza, in famiglia, anche educare ed educarsi alla misura, alla sobrietà e semplicità dei pasti, come segno di rispetto e partecipazione alla sofferenza di tutti coloro che mancano del cibo necessario per vivere, attraverso scelte di condivisione concreta.