lunedì 9 novembre 2015

Non tramonti mai il sole sulla vostra ira


Nessuno può dirsi esente dall’inclinazione verso un qualche vizio specifico, ed è importante individuarlo per poterlo contrastare, non solo a nostro vantaggio spirituale, ma anche per il bene di coloro che ci vivono accanto. Questo ci sembra particolarmente vero per il vizio dell’ira.

Il comportamento iracondo, con il turpiloquio da cui spesso è accompagnato, è per lo più legittimato, nell’attuale contesto culturale, in nome e a difesa delle proprie ragioni o diritti, anche in barba alle leggi.

I segni comportamentali dell’ira – che si concretizzano il più delle volte in aggressioni verbali o fisiche che sfuggono al controllo della ragione - sono di solito ben riconoscibili. Anzi, stiamo parlando del vizio più visibile rispetto a tutti gli altri. È una passione che nasce e esplode repentinamente nel cuore, e al cuore può tornare, come veleno nascosto, per colpire magari a distanza di tempo. L’ira induce a scagliarsi contro l’altro per far prevalere la propria ragione sulla sua, come atto di superiorità.

Va detto che non c’è solo un’ira negativa, esiste infatti anche la virtù dell’ira, che è mossa da retta intenzione ed è orientata a ripristinare la giustizia o il bene. Secondo S. Agostino è un peccato non esercitare l’ira buona, restare, ad esempio, indifferenti a una situazione di ingiustizia. Esiste, del resto, anche l’ira di Dio, che è mossa dall’amore: essa scatta per salvarci dal male che ci stiamo facendo.

In famiglia, l’ira è un ostacolo enorme alla comunicazione, al dialogo costruttivo, all’unità, perché l’iracondo - con una possibile gamma di comportamenti molto estesa -  si pone violentemente contro l’altro, lo aggredisce, oppure cova in cuor suo astio e rancore nei suoi confronti, rompendo così lo stato di grazia legato all’alleanza d’amore.

Spesso nella coppia l’ira nasce quando l’altro delude le nostre aspettative, o non corrisponde ai nostri desideri, così gli si nega inizialmente l’accoglienza interiore, poi ci si esprime con parole ostili, inquinate, fino a manifestare il nostro rancore con l’aggressione diretta. L’ira non è sempre e necessariamente urlata, può anche essere fredda, calcolata, fatta di battute cattive, giudizi ironici, complicità “contro” costruite con altri.  

Noi genitori dovremmo vigilare anche sull’ira dei figli, perché può essere autolesionista, oltre che aggressiva verso gli altri, fino a sfociare in forme di violenza vere e proprie. Diventa importante accompagnarli nel gestire questa inclinazione, ancor più se pensiamo che oggi i giovani sono bombardati dai media, e fin da piccoli, con immagini, parole, espressioni di violenza gratuita fatta passare come normale, anzi divertente. I nostri figli sono, di fatto, immersi in una cultura violenta, ove la loro ira può trovare terreno fertile in cui crescere a dismisura.

Capiamo allora la valenza educativa, o diseducativa, dell’esempio che, da genitori, forniamo loro nell’interazione con gli altri, nel modo di gestire i conflitti, nel linguaggio a cui ricorriamo normalmente, dal momento che i figli tendono a far proprio il modo di fare e di esprimersi respirato in famiglia.

Come si contrasta l’ira? Anzitutto dicono che, quando non si possono evitare situazioni e contesti che la accendono, è importante scegliere di dominarla, magari con un silenzio congruo, anche quando il cuore è ancora in subbuglio. Quel silenzio aiuta a decantare i sentimenti negativi che ci spingerebbero a reagire con veemenza, per riprendere il controllo di noi stessi con la ragione, con la pazienza e, potendo, con la preghiera, fino a recuperare la dolcezza e la benevolenza verso l’altro.

Comprendiamo allora il valore della Parola “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore” perché questo è ciò che ruba la bellezza dell’essere famiglia unita, nella pace.

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