martedì 24 novembre 2015

L'avarizia e la vera ricchezza

Anche il vizio dell’avarizia, come gli altri del resto, può far sentire i suoi effetti nella vita di coppia e di famiglia. I maestri dello spirito definiscono questo vizio come il bisogno costante di possedere, di accumulare beni, e denaro in particolare. L'avarizia porta a identificare se stessi con ciò che si possiede: sono le cose a dare significato all’esistenza. Possiamo dire che l’avaro ha in ultima analisi un rapporto sbagliato con le cose. A causa dell’insicurezza del futuro, egli tende ad accumulare, a non consumare ciò che possiede, andando ben oltre la giusta prudenza: l'avaro asseconda un’ansia per il futuro che fa perdere il lume della ragione, lo sguardo intelligente sulle cose, per cui il mezzo di sostentamento diventa il fine ultimo.

L'avarizia assume vari volti e varie forme. Esiste un’avarizia spirituale, che porta a non condividere quanto compreso, quanto sperimentato, ma a trattenerlo nella propria borsa spirituale; l'avaro si illude in pratica di potersi santificare da solo.

Esiste un’avarizia del tempo, che può portare pian piano all’isolamento, perché il non trovare mai tempo da donare alle altre persone genera una chiusura del cuore che induce ad allontanarsi progressivamente da tutti.

In generale, chi è affetto da questo vizio prova un’avidità insaziabile, che impoverisce la persona nella sua capacità di donarsi nella gratuità, di essere in relazione con gli altri, perché quanto più si ha, tanto più si trattiene, tanto più ci si chiude per non dover condividere. L’avaro vive generalmente scontento e lamentoso e finisce per frequentare solo chi può dargli un vantaggio; i suoi punti di riferimento, infatti, sono coloro che hanno più di lui. Tende a sacrificare tutto e tutti all’altare del dio denaro, che diventa l’unico metro per misurare qualsiasi situazione o persona e ciò lo porta anche a restare indifferente alle necessità dei poveri, vicini e lontani.

In famiglia, in particolare, l’avaro è concentrato costantemente sulle entrate e uscite di cassa: quanto si è speso diventa più importante del coniuge, dei figli. Nascono allora litigi, tensioni, giudizi, condanne, ancor più se qualcuno in casa è incline a fare spese superflue.  In altri casi l’avaro, per guadagnare di più, è disposto a mettere la famiglia in situazioni finanziarie pericolose: investimenti a rischio, slot machine, giochi d’azzardo...

Capiamo che il problema qui non è la ricchezza in quanto tale: nella Bibbia è segno della benedizione di Dio; la questione è che per l’avaro la ricchezza diventa dio stesso, è idolatria. Egli pone, infatti, tutta la sua fiducia nei beni, nel denaro: la ricchezza per lui diventa così maledizione.

L’avidità  ha spesso come conseguenza un’avarizia del sentimento d’amore: può risentirne l’intero impianto relazionale e affettivo: ci sarà avarizia di parole, di gesti d’affetto, di tempo donato al coniuge e ai figli.

Come vincere questo vizio? I maestri dello spirito dicono che esso va anzitutto riconosciuto: l’umiltà è il primo passo. Non è facile in questo caso, perché l’avarizia si nasconde dietro motivazioni giuste: la prudenza, la sobrietà, il dare valore alle cose. Ecco che allora l’atteggiamento di gratitudine per quanto si ha, ricorrere a Colui che è dono per eccellenza nei sacramenti, condividere progressivamente le cose, il denaro, i sentimenti, il tempo, orientare i desideri del cuore dalle cose alle persone... tutto ciò può aiutare a invertire la tendenza del cuore per comprendere qual è la vera ricchezza della vita.
(fonte: misterogrande.org)

lunedì 9 novembre 2015

Non tramonti mai il sole sulla vostra ira


Nessuno può dirsi esente dall’inclinazione verso un qualche vizio specifico, ed è importante individuarlo per poterlo contrastare, non solo a nostro vantaggio spirituale, ma anche per il bene di coloro che ci vivono accanto. Questo ci sembra particolarmente vero per il vizio dell’ira.

Il comportamento iracondo, con il turpiloquio da cui spesso è accompagnato, è per lo più legittimato, nell’attuale contesto culturale, in nome e a difesa delle proprie ragioni o diritti, anche in barba alle leggi.

I segni comportamentali dell’ira – che si concretizzano il più delle volte in aggressioni verbali o fisiche che sfuggono al controllo della ragione - sono di solito ben riconoscibili. Anzi, stiamo parlando del vizio più visibile rispetto a tutti gli altri. È una passione che nasce e esplode repentinamente nel cuore, e al cuore può tornare, come veleno nascosto, per colpire magari a distanza di tempo. L’ira induce a scagliarsi contro l’altro per far prevalere la propria ragione sulla sua, come atto di superiorità.

Va detto che non c’è solo un’ira negativa, esiste infatti anche la virtù dell’ira, che è mossa da retta intenzione ed è orientata a ripristinare la giustizia o il bene. Secondo S. Agostino è un peccato non esercitare l’ira buona, restare, ad esempio, indifferenti a una situazione di ingiustizia. Esiste, del resto, anche l’ira di Dio, che è mossa dall’amore: essa scatta per salvarci dal male che ci stiamo facendo.

In famiglia, l’ira è un ostacolo enorme alla comunicazione, al dialogo costruttivo, all’unità, perché l’iracondo - con una possibile gamma di comportamenti molto estesa -  si pone violentemente contro l’altro, lo aggredisce, oppure cova in cuor suo astio e rancore nei suoi confronti, rompendo così lo stato di grazia legato all’alleanza d’amore.

Spesso nella coppia l’ira nasce quando l’altro delude le nostre aspettative, o non corrisponde ai nostri desideri, così gli si nega inizialmente l’accoglienza interiore, poi ci si esprime con parole ostili, inquinate, fino a manifestare il nostro rancore con l’aggressione diretta. L’ira non è sempre e necessariamente urlata, può anche essere fredda, calcolata, fatta di battute cattive, giudizi ironici, complicità “contro” costruite con altri.  

Noi genitori dovremmo vigilare anche sull’ira dei figli, perché può essere autolesionista, oltre che aggressiva verso gli altri, fino a sfociare in forme di violenza vere e proprie. Diventa importante accompagnarli nel gestire questa inclinazione, ancor più se pensiamo che oggi i giovani sono bombardati dai media, e fin da piccoli, con immagini, parole, espressioni di violenza gratuita fatta passare come normale, anzi divertente. I nostri figli sono, di fatto, immersi in una cultura violenta, ove la loro ira può trovare terreno fertile in cui crescere a dismisura.

Capiamo allora la valenza educativa, o diseducativa, dell’esempio che, da genitori, forniamo loro nell’interazione con gli altri, nel modo di gestire i conflitti, nel linguaggio a cui ricorriamo normalmente, dal momento che i figli tendono a far proprio il modo di fare e di esprimersi respirato in famiglia.

Come si contrasta l’ira? Anzitutto dicono che, quando non si possono evitare situazioni e contesti che la accendono, è importante scegliere di dominarla, magari con un silenzio congruo, anche quando il cuore è ancora in subbuglio. Quel silenzio aiuta a decantare i sentimenti negativi che ci spingerebbero a reagire con veemenza, per riprendere il controllo di noi stessi con la ragione, con la pazienza e, potendo, con la preghiera, fino a recuperare la dolcezza e la benevolenza verso l’altro.

Comprendiamo allora il valore della Parola “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore” perché questo è ciò che ruba la bellezza dell’essere famiglia unita, nella pace.