lunedì 4 maggio 2015

I limiti dell’altro

Safet Zec
Dal confronto con alcune coppie in crisi è emerso chiaramente che uno dei più alti scogli relazionali sono i limiti del partner. Per limiti intendiamo quei tratti del carattere o quelle qualità intrinseche, più o meno radicate, più o meno innate, più o meno modificabili,  che  fanno soffrire o “urtano” a tal punto, da mettere a repentaglio la stabilità e a volte l’esito del rapporto stesso.

Dov'è il punto critico, ci siamo chiesti, qual è la possibile chiave di volta che può trasformare uno scoglio insormontabile in un trampolino di lancio?
Sono tante – ci pare – le variabili in gioco in una difficoltà relazionale. Tra le variabili più incisive ci sono senz'altro l’aspettativa e l’esigenza. Chi decide di investire tutta la propria vita con una persona spesso si ritrova più o meno consciamente a proiettare su di essa una serie di aspettative, non solo per il proprio benessere affettivo e psichico, ma anche in relazione al bene della coppia stessa.

L’aspettativa però, ancor più se si trasforma progressivamente in esigenza, ha un effetto contrario rispetto a quello sperato, può cioè destabilizzare e allontanare, anziché edificare. Chi si ritrova in balia della tensione generata dall'aspettativa dell’altro, spesso si chiude in se stesso, così non “tira fuori” neanche quel poco che potenzialmente potrebbe dare.

Nella nostra limitata esperienza a riguardo – ci siamo imbattuti in alcuni limiti dell’altro, che erano (e sono ancora) quelli che ci fanno più soffrire, perché corrispondono – fatalità –  ad un nostro desiderio/bisogno profondo.

Due cose ci hanno aiutato a uscire da questa situazione di sofferenza relazionale. E’ stato importante anzitutto comprendere col cuore che i limiti che l’altro/a ha, fanno soffrire lui/lei per primo; ma ancor più è stato importante abbandonare l’esigenza – vale a dire essere stati disponibili a rinunciare per amore e di vero cuore proprio a quell’aspetto o quella aspettativa, mettendo in conto la possibilità che quel limite dell’altro potrebbe non essere mai superato.

La comprensione empatica, unita a questa rinuncia definitiva, ci hanno aiutato a creare le condizioni migliori per tentare di superare i nostri limiti, perché hanno generato uno spazio di accoglienza e di benevolenza, in cui ci sentiamo liberi di dare il meglio di noi stessi.

A distanza di tempo, constatiamo che qualche passetto da ambo le parti è stato fatto. Di quei passetti abbiamo imparato a gioire grandemente, a essere grati l’uno all’altra.

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