martedì 26 maggio 2015

La perla in tasca

Gli sposi ne sono spesso ignari, e restano tali anche dopo anni di matrimonio. A tutt’oggi, constatiamo che c’è una scarsa consapevolezza del fatto che il sacramento del matrimonio ha in se stesso una potenza rigeneratrice dell’amore sponsale.La grazia sacramentale dona cioè agli sposi la possibilità di far risorgere la loro relazione tutte le volte che essa entra in sofferenza.

Questo non deve stupire, in ogni sacramento è Dio stesso che agisce. E ne abbiamo avuto prova alla festa di nozze a Cana di Galilea, dove Gesù, essendo finito il vino, ha tramutato l’acqua conservata in alcune giare in altrettanto vino eccellente. L’acqua è simbolo della povertà, delle difficoltà, dei peccati degli sposi, mentre il vino è simbolo del loro amore toccato dalla grazia di Dio. Ecco, Dio restituisce ad ogni coppia di sposi il loro amore perduto, provato o affievolito, trasformando quell'acqua  in vino, e un vino molto migliore del primo. (Vale la pena leggere questo brano, è nel Vangelo di Giovanni, al secondo capitolo).

Anche noi ci ritroviamo oggi – dopo aver sperimentato molte delle nostre povertà umane e dopo avergli detto in diversi momenti: Non abbiamo più vino! – un amore più forte e più vero di quello dei primi tempi. E ora abbiamo chiara la consapevolezza che il miracolo avvenuto sotto i nostri occhi e soprattutto nel nostro cuore non è un nostro merito, frutto della nostra intelligenza, o di qualche nostra capacità, ma è un Suo dono.

Possiamo anche dire che quel miracolo in questa ventina d’anni di matrimonio si è ripetuto tante, tante volte. E ogni volta l’eccellenza del vino donato ci ha lasciati senza parole.
Questa per noi è la perla che viene donata ad ogni coppia di sposi il giorno delle nozze, e ci dispiace pensare che tanti rapporti naufragano per non aver saputo chiedere: “Trasforma la nostra acqua in vino!”. Non c’è acqua che Egli non sappia trasformare in eccellente bevanda, non c’è rapporto che Egli non sappia far risorgere, non c’è ferita relazionale che Egli non possa risanare.

Il giorno delle nozze si riceve molto di più dei regali degli invitati, per questo ogni coppia di sposi dovrebbe sapere di poter vivere da ricchi, con quello gioiello preziosissimo che è la grazia del sacramento del matrimonio. Sarebbe un peccato vivere da poveri, con questa perla in tasca.

lunedì 4 maggio 2015

I limiti dell’altro

Safet Zec
Dal confronto con alcune coppie in crisi è emerso chiaramente che uno dei più alti scogli relazionali sono i limiti del partner. Per limiti intendiamo quei tratti del carattere o quelle qualità intrinseche, più o meno radicate, più o meno innate, più o meno modificabili,  che  fanno soffrire o “urtano” a tal punto, da mettere a repentaglio la stabilità e a volte l’esito del rapporto stesso.

Dov'è il punto critico, ci siamo chiesti, qual è la possibile chiave di volta che può trasformare uno scoglio insormontabile in un trampolino di lancio?
Sono tante – ci pare – le variabili in gioco in una difficoltà relazionale. Tra le variabili più incisive ci sono senz'altro l’aspettativa e l’esigenza. Chi decide di investire tutta la propria vita con una persona spesso si ritrova più o meno consciamente a proiettare su di essa una serie di aspettative, non solo per il proprio benessere affettivo e psichico, ma anche in relazione al bene della coppia stessa.

L’aspettativa però, ancor più se si trasforma progressivamente in esigenza, ha un effetto contrario rispetto a quello sperato, può cioè destabilizzare e allontanare, anziché edificare. Chi si ritrova in balia della tensione generata dall'aspettativa dell’altro, spesso si chiude in se stesso, così non “tira fuori” neanche quel poco che potenzialmente potrebbe dare.

Nella nostra limitata esperienza a riguardo – ci siamo imbattuti in alcuni limiti dell’altro, che erano (e sono ancora) quelli che ci fanno più soffrire, perché corrispondono – fatalità –  ad un nostro desiderio/bisogno profondo.

Due cose ci hanno aiutato a uscire da questa situazione di sofferenza relazionale. E’ stato importante anzitutto comprendere col cuore che i limiti che l’altro/a ha, fanno soffrire lui/lei per primo; ma ancor più è stato importante abbandonare l’esigenza – vale a dire essere stati disponibili a rinunciare per amore e di vero cuore proprio a quell’aspetto o quella aspettativa, mettendo in conto la possibilità che quel limite dell’altro potrebbe non essere mai superato.

La comprensione empatica, unita a questa rinuncia definitiva, ci hanno aiutato a creare le condizioni migliori per tentare di superare i nostri limiti, perché hanno generato uno spazio di accoglienza e di benevolenza, in cui ci sentiamo liberi di dare il meglio di noi stessi.

A distanza di tempo, constatiamo che qualche passetto da ambo le parti è stato fatto. Di quei passetti abbiamo imparato a gioire grandemente, a essere grati l’uno all’altra.