martedì 10 marzo 2015

Questi nostri giovani e il loro disagio

Sarà perché ormai abbiamo una certa età, sarà che siamo genitori, di fatto ormai non riusciamo a non guardare i giovani e sentirli tutti un po’ figli, e sentire per ognuno di loro una partecipazione empatica al loro vissuto, a ciò che provano, specialmente quando si percepisce che nel loro profondo abita la sofferenza.

Si parla da tempo di disagi e devianze dei giovani. I sociologi e gli psicologi hanno le loro chiavi di lettura, i loro parametri interpretativi che certo possono aiutare a capire i giovani di oggi. Rispetto ad epoche precedenti,  le nuove generazioni hanno accesso  ad un alto grado di istruzione, godono di  standard di benessere e salute altrettanto elevati, eppure praticano comportamenti lesivi dell’integrità psicofisica  sempre più preoccupanti. Pensiamo al consumo di droghe e alcool, in crescita, anche tra i pre-adolescenti.

Perché? Vien da pensare che il disagio dei giovani abbia una radice di natura morale, capace di incidere sul loro modo di concepire e vivere la loro libertà,  anche se buona parte delle analisi socio-psicologiche si sganciano dal livello morale del problema e si limitano a descriverne gli effetti. Questo però, a nostro parere,  rischia di ridurci a semplici spettatori del dramma che tanti ragazzi vivono.

Non siamo noi genitori, e più  in generale noi adulti, chiamati a educare, a trasmettere alle nuove generazioni quelle norme morali - anzitutto la capacità di discernere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è male - che costituirebbero i pilastri su cui edificare la loro esistenza?

L’onda relativista ha travolto il senso del vero, del buono e del bello in tanti ragazzi, diventa allora importante aiutarli a recuperare questi valori, perché possano vivere la vera libertà, che consiste, non nell'assecondare qualsiasi desiderio e impulso, ma  nel poter scegliere il bene, e perseguirlo. In questo soltanto possono trovare felicità e realizzazione piena.

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