martedì 31 marzo 2015

La destrutturazione della famiglia

Se fino a qualche tempo fa l’ordine naturale della famiglia, intesa come frutto dell’alleanza coniugale, vedeva a un certo punto i figli lasciare i genitori per formarne una di propria, oggi questo ordine si è invertito: sempre più spesso sono i genitori ad andarsene, per costituirsi una nuova realtà familiare, lasciando ricadere il peso di questa scelta sulle spalle dei figli, costretti a diventare di colpo adulti.

Come se nella parabola del figlio prodigo, fosse stato il padre ad andarsene in un paese lontano portandosi via l’eredità, lasciando a casa i figli da soli, che sperano di vederlo tornare.
Come si è giunti a una tale inversione antropologica? Gli esperti dicono che i motivi sono tanti e complessi. E noi non facciamo fatica a crederlo.

Constatiamo come la realtà della famiglia sia colpita da diversi venti di dottrina, supportati da legislatori compiacenti, tendenti a sminuirne il valore in quanto tale. Di fatto, la cultura contemporanea è caratterizzata dalla destrutturazione, dalla frammentazione, dalla separazione di tutti i legami dell’ambito familiare: separazione tra coniugi, tra genitori e figli, allontanamento tra fratelli. Si creano poi frequentemente complesse reti generate da nuovi legami affettivi, che difficilmente, però, rendono la crescita di un bambino o di un adolescente equilibrata e serena.

Nemmeno il ruolo materno e quello paterno sono più facilmente definibili, come un tempo: vi sono infatti - dalla prima fecondazione in vitro e il primo dono di ovocita - madri d’intenzione (che cresceranno i bambini), madri genetiche (che donano l’ovocita) e madri surrogate, e, specularmente, padri d’intenzione, padri genetici e padri legali (per la legge non più indispensabile). Come potranno i figli di domani, riconoscere le loro radici,  delineare la propria identità basata sulle fondamenta familiari? (per approfondire questa riflessione è utile il testo di Olivier Bonnewijn, Genitori all’indomani del divorzio, ed. Messaggero di Padova).

Anche solo pensando a questo, riconosciamo qual è il compito e la responsabilità di ogni coppia che decida di accogliere e donare al mondo una nuova vita: il compito educativo ha in sé una matrice sacra, poiché Gesù ha detto: “Chi accoglie questo bambino nel mio nome, accoglie me” (Lc 9,48)

Crediamo che ciascuno di noi, con le proprie scelte quotidiane,  possa contribuire a custodire, edificare e far crescere la realtà della famiglia, consapevoli di essere in controtendenza, ma anche di diffondere luce e speranza intorno a noi. Custodire la famiglia equivale, di fatto, a fare scelte che manifestano un amore autentico, libero da egoismi e interessi personali, capace di mettere al primo posto il bene dei figli e di coloro che ci sono affidati.

martedì 10 marzo 2015

Questi nostri giovani e il loro disagio

Sarà perché ormai abbiamo una certa età, sarà che siamo genitori, di fatto ormai non riusciamo a non guardare i giovani e sentirli tutti un po’ figli, e sentire per ognuno di loro una partecipazione empatica al loro vissuto, a ciò che provano, specialmente quando si percepisce che nel loro profondo abita la sofferenza.

Si parla da tempo di disagi e devianze dei giovani. I sociologi e gli psicologi hanno le loro chiavi di lettura, i loro parametri interpretativi che certo possono aiutare a capire i giovani di oggi. Rispetto ad epoche precedenti,  le nuove generazioni hanno accesso  ad un alto grado di istruzione, godono di  standard di benessere e salute altrettanto elevati, eppure praticano comportamenti lesivi dell’integrità psicofisica  sempre più preoccupanti. Pensiamo al consumo di droghe e alcool, in crescita, anche tra i pre-adolescenti.

Perché? Vien da pensare che il disagio dei giovani abbia una radice di natura morale, capace di incidere sul loro modo di concepire e vivere la loro libertà,  anche se buona parte delle analisi socio-psicologiche si sganciano dal livello morale del problema e si limitano a descriverne gli effetti. Questo però, a nostro parere,  rischia di ridurci a semplici spettatori del dramma che tanti ragazzi vivono.

Non siamo noi genitori, e più  in generale noi adulti, chiamati a educare, a trasmettere alle nuove generazioni quelle norme morali - anzitutto la capacità di discernere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è male - che costituirebbero i pilastri su cui edificare la loro esistenza?

L’onda relativista ha travolto il senso del vero, del buono e del bello in tanti ragazzi, diventa allora importante aiutarli a recuperare questi valori, perché possano vivere la vera libertà, che consiste, non nell'assecondare qualsiasi desiderio e impulso, ma  nel poter scegliere il bene, e perseguirlo. In questo soltanto possono trovare felicità e realizzazione piena.