mercoledì 28 gennaio 2015

L’urgente bisogno di paternità


Papa Francesco insiste su questo punto. Nella società attuale, a prescindere dalle latitudini, i bambini e i giovani stanno soffrendo a causa della latitanza – a volte fisica e reale, altre volte riflessa o intermittente – della figura paterna. Alla base di questo problema, dai tanti risvolti e dalle tante conseguenze nella vita presente e futura dei figli, pare ci sia la labilità del profilo dell’identità del padre, che si rivela sempre più liquida.

Nel contesto culturale attuale i papà faticano ad esercitare il ruolo che spetta loro da che mondo è mondo: essere cioè trasmettitori dei principi, dei valori, delle regole di vita che costituiscono le colonne portanti, le basi su cui poggerà l’esistenza dei loro figli.

I padri moderni depongono le loro armi educative,  preferendo il ruolo di amiconi alla pari per i propri figli (magari sullo stesso social network) di compagni di gioco, divenendo così figure marginali dentro la famiglia dal momento non avanza loro del tempo per stare con i figli, vuoi per il lavoro, vuoi per i loro interessi personali.

E la conseguenza è che i figli si sentono poco o per nulla amati e considerati, senza una guida sicura e salda, insomma, si sentono orfani di padre, abbandonati a loro stessi, pur disponendo in molti casi di tanti oggetti, danaro, possibilità di divertimento.

I figli del nostro tempo sono ricchi di cose, dunque, ma poveri di amore. La ricerca di compensazioni, a volte pericolose,  al di fuori del contesto familiare per molti è inevitabile. Non solo. L’assenza della figura paterna, e la contemporanea massiva presenza della figura materna, non aiuta a edificare nel figlio/nella figlia una identità di genere definita ed equilibrata.

Ci sembra allora importante che in famiglia ciascuno aiuti l’altro a diventare ciò che è chiamato ad essere: le mamme possono sostenere i papà nel loro compito specifico, e viceversa: tutti beneficeranno dei frutti di questa felice scelta, a partire dai figli.

giovedì 8 gennaio 2015

Il nostro matrimonio e il povero

A pensarci, sono già passati oltre vent'anni, da quel 12 novembre 1993, quando - nella Chiesa di Cristo Re di Bolzano - ci siamo sposati.
Della nostra abissale diversità abbiamo già detto molto, ma ancora non abbiamo detto nulla su un desiderio che ci ha unito fin dal principio: che il povero ci fosse compagno di vita, come metro di misura nelle nostre scelte, come  termometro della nostra fede e della nostra carità.

Ricordo che poco tempo prima di sposarci, io, Daniela, avevo letto il libro di Teresa di Lisieux, Storia di un’anima, nel quale la santa descrive come abbia voluto invitare Gesù nel giorno della sua professione religiosa – le sue nozze – desiderandolo come ospite speciale.

Così in cuor mio, anch'io ho espresso lo stesso desiderio, che è poi diventato preghiera che più o meno era questa: “Vieni Gesù, vieni alle nostre nozze. Vieni, sii tu il Re della nostra casa. Vieni e resta con noi per tutto il tempo che ci darai da vivere insieme. Renditi presente nella nostra vita, specialmente nei momenti di difficoltà. Non puoi mancare, sei ufficialmente invitato”.

Venne il giorno tanto atteso. Era piuttosto presto, perché il nostro desiderio era di sposarci all'alba, così da entrare in chiesa col buio e uscire con la luce. I parenti però avevano protestato, allora anziché alle 6.00 ci siamo sposati alle 9.30. Pazienza.

Arrivando con la macchina davanti alla Chiesa, vedemmo che il padre domenicano che avrebbe celebrato le nostre nozze stava discutendo animatamente con un giovane di strada che aveva dormito su dei cartoni sul sagrato della chiesa. Probabilmente era lì dalla notte precedente. Il sacerdote voleva soltanto che gli sposi trovassero tutto in ordine, ma ho visto quel povero ho pensato: “Signore, sei venuto!” Così sono corsa incontro ai due, pregando il sacerdote di lasciar stare e quel giovane di non andare via.
Lui sorrise e rimase per tutto il tempo della celebrazione, non so se dentro o fuori dalla Chiesa.
A Messa finita, comunque, era ancora lì. Ci fece gli auguri e ci baciò.
Fummo molto contenti della sua presenza. Con sorpresa degli invitati, lo invitammo a restare anche per il piccolo rinfresco.
Quel giovane fu certamente ignaro di incarnare l’ospite d’onore, di essere Presenza di Gesù.
Tra le foto di quel giorno purtroppo lui non si vede, sono però ben visibili i suoi cartoni, che aveva appoggiato al muro di fianco alla chiesa.

Ripensando a quell'incontro per noi speciale, credo che il Signore abbia voluto dirci: “Se volete la mia presenza, cercatemi nel povero. Non dimenticatevi di lui e io non mi dimenticherò di voi.. Servitemi nel povero,e io provvederò a voi in ogni vostra necessità”.

A distanza di un paio di decenni, possiamo dire che il Signore è rimasto fedele alla sua promessa, e noi desideriamo in cuor nostro continuare a riconoscerlo in ogni povero che incrocia il nostro cammino.