giovedì 2 ottobre 2014

Di mamma ce n'è una sola (seconda parte)

Tra i vari tipi di madre che lasciano un’impronta problematica nei figli, c’è senz'altro la madre “nera”. Si identifica con quella che pensa sempre in negativo, rimugina sui suoi fallimenti e spegne ogni gioia e creatività del proprio figlio, giudicando sfavorevolmente anche i suoi successi. E’ facile intuire che i suoi figli si sentono costantemente inadeguati e insicuri, e tendono a pensare di non essere mai stati amati. Se i figli crescendo non reagiscono in maniera vitale, recuperando la fiducia in se stessi, percepiranno un costante velo di malinconia e tristezza, percependo se stessi come parte lesa dalla vita.

Le madri assenti, invece, rifiutano il compito di crescere e di accudire i propri figli tendendo a delegare a figure sostitutive il ruolo che spetterebbe a loro in quanto tali. In qualche modo fuggono dalla maternità, spesso per un senso di colpa e di inadeguatezza. I loro figli finiscono per considerarsi un ingombro senza valore, sviluppando così una profonda insicurezza.

Le madri depresse poi faticano a trovare in se stesse le energie sufficienti per occuparsi dei propri figli, che ne ereditano spesso la malinconia e un senso di inutilità e abbandono. Spesso essi faticano a sviluppare interessi e passioni, rischiando di condurre una vita piatta, senza gioia, faticosa dal punto di vista relazionale; nelle figlie può nascere una fortissima dipendenza dalla mamma, mentre i maschi diventano precocemente adulti per aiutarla, oppure restano estremamente infantili.

La madre vittima fa del lamento la sua regola di vita, mendica commiserazione e protezione dai propri figli, che si sforzano di assumerne e compensarne i limiti, ritrovandosi così ad invertire il ruolo genitore-figlio. Da ciò può nascere uno schiacciante senso di colpa nel figlio, per non essere riuscito mai davvero ad aiutarla completamente. Sono tra coloro che nel tempo tendono a sviluppare dipendenze da alcool e droghe.

La madre isterica è quella che si altera per un nonnulla, ha sbalzi d’umore improvvisi, aggredisce i figli con rimproveri esagerati per motivi banali, terrorizzandoli. Questi figli vivono così nella paura costante e nell'incertezza tendendo a sviluppare una diffidenza verso tutti e le loro azioni sono modellate sul senso di colpa.

Aggiungeremmo, a questa lista della dottoressa Marina Valcarenghi, la madre “faccio tutto io”. E’ colei che assume tutti i compiti della famiglia, specie quelli che spetterebbero ai figli, impedendo loro di compiere quei passi di crescita verso una sana autonomia (questo dovrebbe essere il compito di ogni genitore). Istintivamente, evitano ogni sforzo, sofferenza e fatica ai propri figli, che – in questo modo - rischiano di diventare persone passive, senza iniziativa, pigre e con un costante atteggiamento di esigenza verso gli altri.

In cuor nostro - a prescindere dal tipo di madre che una donna si ritrova ad essere - crediamo che ciascuna abbia le potenzialità per crescere assieme ai propri figli, per migliorare, per riscattarsi. Per esperienza personale sappiamo che ogni figlio è pronto ad accogliere una mamma quando questa riconosce i propri limiti, ne chiede perdono con umiltà e cerca di superarli con la buona volontà. Anzi, è un’utile scuola di vita, per un figlio, imparare e capire che la perfezione non è di questo mondo, e che ha invece grande valore il desiderio, accompagnato dall'impegno fattivo, di essere migliori ogni giorno.
Nella vita faranno altrettanto.

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