venerdì 17 ottobre 2014

Quale identità di genere?

Se ne parla sempre più spesso, specie in relazione al problema delle tante scuole italiane che - in forza dell’azione voluta dal Governo tramite il Dipartimento delle pari opportunità, sotto il nome di “Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere - hanno fatto propri gli indirizzi di programma sulla formazione sessuale dei nostri figli secondo la cosiddetta teoria del gender, cavalcando la pur giusta motivazione della lotta contro il bullismo e della discriminazione, come cita il carteggio. 

Chi si prende la briga di leggere l’intero protocollo che fissa gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa (http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/wp-content/uploads/2013/11/OMS-Standard-per-l%E2%80%99Educazione-Sessuale-in-Europa-.pdf), si rende immediatamente conto che vi sono contemplate iniziative didattiche che non esitiamo a definire turpi. Si tratta di vera e propria corruzione di minori, di profanazione sistematica dell’innocenza infantile, tutto in nome di un’emancipazione e di una libertà auto-determinante, che mira a scavalcare e a sostituirsi all’autorità dei genitori in fatto di educazione all'affettività, alla sessualità e al concetto di famiglia.

Di fatto, siamo nel pieno di un’ imposizione ideologica forzata e forzosa (che qualcuno definisce dittatoriale, dal momento che non è stato raccolto alcun previo consenso e condivisione) totalmente slegata dalla comune concezione scientifica, giuridica e sociale dell’essere uomo e donna, maschio e femmina. 

Come si è arrivati a questo? La gendercrazia è stata promulgata e finanziata dalle lobbies GBLT (acronimo di Gay, Bisessuale, Lesbica, Transessuale), rappresentative di sparuti ma determinati gruppi di persone che operano, attraverso meccanismi legislativi, per sdoganare, rispetto alla sessualità, i concetti di biologia e di norma, smantellando la distinzione tra ciò che è fisiologia (natura), patologia e devianza. 

La teoria del gender mira insomma a orientare pesantemente la cultura attuale, affermando che l’identità di genere è un mero fatto culturale, frutto opzionale di una scelta soggettiva.

L’aspetto più emblematico è che il gender afferma per l’individuo il primato del desiderio, delle pulsioni (senza specificare quali, quindi, indistintamente verso: donna, uomo, feticcio, animale, bambino, oggetto qualsiasi, cadavere, ecc.) trasformandoli in diritti, senza valutarne il contenuto e le conseguenze. Intuiamo la gravità di uno sganciamento di tale approccio da qualsivoglia connotazione etica e morale!

Il gender – ma non solo - gioca molto sulla distorsione dei termini e del loro significato, per orientare il pensiero comune. E’ da un pezzo che l’opinione pubblica viene ingannata con questo escamotage per anestetizzare le coscienze rispetto ad azioni e scelte vitali. Qualche esempio? Così come l’aborto, la fecondazione in vitro e la contraccezione vengono chiamati diritti riproduttivi, o l’eutanasia diritto alla salute, adesso il sostenere la famiglia naturale diventa omofobia o trasfobia. E che la teoria del gender poggi su basi ingannevoli l’ha provato un comico norvegese. L’avete visto il suo video? 


martedì 14 ottobre 2014

Il per sempre in amore

Nel web ogni tanto ne spunta qualcuna, come astro luminoso. Sono le storie di persone che si sono scelte, hanno deciso di mettere la propria vita l’uno nelle mani dell’altra, e a questo impegno non sono mai venute meno. Fino alla fine dei loro giorni.

Come Don e Maxine Simpson, uniti dal sacramento del matrimonio, durato 62 anni, e che neanche la morte ha separato, giacché sono spirati, mano nella mano, lo stesso giorno, o come Les e Helen Brown, rimasti insieme 75 anni, che hanno lasciato questa terra entrambi nel giro di due giorni. Una storia analoga arriva dalla Toscana, e chissà quante altre storie d’amore ci sarebbero da raccontare, come storie di fedeltà, di eternità, potremmo dire.

Il per sempre, in amore, dunque può esistere.  E non crediamo sia una felice fatalità, pensiamo piuttosto sia un atto di volontà, anzitutto. Perché nella vita di due sposi giorno dopo giorno, anno dopo anno, si alternano sole e pioggia, caldo e gelo, amore e apparente non amore, vicinanza e distanza, tuttavia se nella coppia entrambi scelgono di guardare nella stessa direzione, la stessa meta, e di camminare insieme - costi quel che costi - quell'amore non può che essere benedetto, e conseguentemente dare vita fino alla fine.

Questo è l’augurio che facciamo ad ogni coppia, in special modo a quelle che hanno da poco deciso di intraprendere questo meraviglioso viaggio insieme, che è il matrimonio!

giovedì 2 ottobre 2014

Di mamma ce n'è una sola (seconda parte)

Tra i vari tipi di madre che lasciano un’impronta problematica nei figli, c’è senz'altro la madre “nera”. Si identifica con quella che pensa sempre in negativo, rimugina sui suoi fallimenti e spegne ogni gioia e creatività del proprio figlio, giudicando sfavorevolmente anche i suoi successi. E’ facile intuire che i suoi figli si sentono costantemente inadeguati e insicuri, e tendono a pensare di non essere mai stati amati. Se i figli crescendo non reagiscono in maniera vitale, recuperando la fiducia in se stessi, percepiranno un costante velo di malinconia e tristezza, percependo se stessi come parte lesa dalla vita.

Le madri assenti, invece, rifiutano il compito di crescere e di accudire i propri figli tendendo a delegare a figure sostitutive il ruolo che spetterebbe a loro in quanto tali. In qualche modo fuggono dalla maternità, spesso per un senso di colpa e di inadeguatezza. I loro figli finiscono per considerarsi un ingombro senza valore, sviluppando così una profonda insicurezza.

Le madri depresse poi faticano a trovare in se stesse le energie sufficienti per occuparsi dei propri figli, che ne ereditano spesso la malinconia e un senso di inutilità e abbandono. Spesso essi faticano a sviluppare interessi e passioni, rischiando di condurre una vita piatta, senza gioia, faticosa dal punto di vista relazionale; nelle figlie può nascere una fortissima dipendenza dalla mamma, mentre i maschi diventano precocemente adulti per aiutarla, oppure restano estremamente infantili.

La madre vittima fa del lamento la sua regola di vita, mendica commiserazione e protezione dai propri figli, che si sforzano di assumerne e compensarne i limiti, ritrovandosi così ad invertire il ruolo genitore-figlio. Da ciò può nascere uno schiacciante senso di colpa nel figlio, per non essere riuscito mai davvero ad aiutarla completamente. Sono tra coloro che nel tempo tendono a sviluppare dipendenze da alcool e droghe.

La madre isterica è quella che si altera per un nonnulla, ha sbalzi d’umore improvvisi, aggredisce i figli con rimproveri esagerati per motivi banali, terrorizzandoli. Questi figli vivono così nella paura costante e nell'incertezza tendendo a sviluppare una diffidenza verso tutti e le loro azioni sono modellate sul senso di colpa.

Aggiungeremmo, a questa lista della dottoressa Marina Valcarenghi, la madre “faccio tutto io”. E’ colei che assume tutti i compiti della famiglia, specie quelli che spetterebbero ai figli, impedendo loro di compiere quei passi di crescita verso una sana autonomia (questo dovrebbe essere il compito di ogni genitore). Istintivamente, evitano ogni sforzo, sofferenza e fatica ai propri figli, che – in questo modo - rischiano di diventare persone passive, senza iniziativa, pigre e con un costante atteggiamento di esigenza verso gli altri.

In cuor nostro - a prescindere dal tipo di madre che una donna si ritrova ad essere - crediamo che ciascuna abbia le potenzialità per crescere assieme ai propri figli, per migliorare, per riscattarsi. Per esperienza personale sappiamo che ogni figlio è pronto ad accogliere una mamma quando questa riconosce i propri limiti, ne chiede perdono con umiltà e cerca di superarli con la buona volontà. Anzi, è un’utile scuola di vita, per un figlio, imparare e capire che la perfezione non è di questo mondo, e che ha invece grande valore il desiderio, accompagnato dall'impegno fattivo, di essere migliori ogni giorno.
Nella vita faranno altrettanto.