venerdì 25 luglio 2014

Cyberbullismo e solitudine vanno insieme

Safet Zec
Abbiamo sempre avuto uno sguardo attento sul mondo giovanile, in particolare su quello degli adolescenti, quanto meno per cercare di interpretare e comprendere il comportamento e gli atteggiamenti dei nostri figli in quel particolare momento della vita, e per  alternare un approccio empatico alle  affermazioni perentorie delle nostre “ragioni”, quando serviva. Come genitori ci pare di aver fatto qualche passo giusto e molti errori, ma di tutto abbiamo voluto far tesoro, per crescere a nostra volta. Questo ha fatto sì che estendessimo nel tempo, per lo più inconsapevolmente, lo sguardo da padre e da madre su ogni loro coetaneo.

Ecco perché ci ha colpito il libro della scrittrice irlandese Catherine Dunne Quel che ora sappiamo. Questo romanzo descrive con delicata profondità il dramma di una famiglia che viene toccata da una grande tragedia, conseguentemente ad un atto di cyberbullismo, la cui vittima è il figlio adolescente. La forza dei legami familiari riuscirà a far superare quel momento, senza però cancellare i segni di quel dolore immenso.

Questo libro ci ha portato a riflettere su questo fenomeno che colpisce tanti giovani, il più delle volte a insaputa degli adulti che li circondano, dal momento che questi ultimi spesso non hanno dimestichezza né accesso agli strumenti tecnologici che i ragazzi usano quotidianamente.

Probabilmente tutti sappiamo che al cyberbullismo ricorrono per lo più dei giovani che utilizzano le nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere dei loro coetanei. Tutto questo può avvenire utilizzando le diverse modalità offerte dai nuovi media. Si servono di telefonate, messaggi (con o senza immagini), chat sincrone, social network (per es. Facebook, Twitter), siti di domande e risposte (Ask.fm), siti di giochi online, forum online.

Le vittime vengono colpite con pettegolezzi diffusi attraverso mail, sms, messaggi postati nei social network o nei blog che rendono pubbliche informazioni, immagini o video imbarazzanti  su di loro (che a volte risultano essere falsi); in alcuni casi alla vittima viene rubata l’identità e il profilo social, in altri ne viene costruito uno falso, con lo scopo di metterla in imbarazzo o danneggiarne la reputazione, insultandola o deridendola, fino ad arrivare alle minacce fisiche attraverso un qualsiasi media. Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online. (Fonte:  http://www.azzurro.it)

I  suicidi tra i giovanissimi a causa del cyberbullismo non si contano più, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi la solitudine in cui sono lasciati i ragazzi, nel gestire questo problema, è determinante. I familiari delle giovani vittime vengono spesso catapultati in questo spietato contesto di persecuzione quando ormai i danni sono già stati impetrati pesantemente.

E’ facile allora percepire da parte di noi adulti  (genitori, educatori, insegnanti) l’urgenza di essere a loro presenti, non solo fisicamente, per tendere una mano dando ai giovani un ascolto senza giudizio, umile, per porci al loro fianco, per far sì che la loro libertà non sia cieca e raminga, ma abbia una meta: il loro bene, la loro dignità.
Nostro compito è farli sentire parte di un contesto familiare e sociale che li ama e li accompagna, che ha fiducia e stima di loro, che sa passare il testimone della speranza nel domani.

sabato 19 luglio 2014

Le stagioni del matrimonio: Autunno


Si sa che anche il matrimonio più collaudato e apparentemente riuscito non è immune da momenti di crisi, da cali affettivi e allentamenti emozionali, insomma nessuna unione sponsale, nessun rapporto può dirsi mai “al sicuro” e quindi non bisognoso di attenzione e cura.
Anche il tempo dell’estate può sfociare in un autunno, stagione in cui le foglie del matrimonio cominciano a cadere. In questa stagione a livello esteriore la coppia ha ancora un bell’aspetto, in realtà dentro le mura di casa si ha la chiara percezione che le cose stiano cambiando. Ecco che allora possono comparire lo sconforto, l'insofferenza, il risentimento, l’incomunicabilità, la distanza, o il sentirsi trascurati dal coniuge.

L’autunno può sopraggiungere ad esempio quando la coppia o, come accade più di frequente, la moglie, ha concentrato le sue attenzioni soprattutto sui figli: nel momento in cui questi diventano indipendenti, la coppia si ritrova a gestire con difficoltà il gap relazionale che si è creato tra i due. Ci si ritrova in autunno anche quando per molto tempo il dialogo profondo è stato trascurato (questo accade più frequentemente agli uomini), o limitato alle sole comunicazioni funzionali, “di servizio”. In questi casi solo una sincera comunicazione di ciò che abita il cuore nel profondo può far evitare di precipitare nell’inverno.
L’autunno può anche arrivare in rapporti tra giovani sposi se questi, dopo il matrimonio, hanno continuato a vivere vite separate, da single. In tali casi è importante costruire ex novo un’identità sponsale, la comprensione che in forza del matrimonio si diventa una sola carne, quindi non si può più prescindere dalla presenza dell’altro e dal fatto che ci ha donato e posto tra le mani la sua vita.

Per passare dall’autunno a una stagione migliore è necessario prendere sul serio i segnali di stanchezza o pericolo che derivano dalla nostra relazione coniugale e intraprendere azioni positive, costruttive, che ripristinino la speranza e alimentino l’amore dell’altro.  Chiedere aiuto a Dio, in questi casi, può fare un’enorme differenza. I frutti non si faranno attendere. L’abbiamo sperimentato.

Se vuoi approfondire questo tema, suggeriamo il libro di Gary Chapman Le 4 stagioni del matrimonio, edito dalla Elledici.

venerdì 11 luglio 2014

Le stagioni del matrimonio: Estate

L’estate nel matrimonio corrisponde al tempo del raccolto. Gli sposi raccolgono i frutti degli sforzi di comprensione reciproca, di accoglienza delle differenze, di comunicazione di ciò che abita il cuore, di perdono chiesto e donato.

Sono finalmente superati, o almeno sensibilmente ridotti, i fraintendimenti e si giunge alla soluzione dei problemi con maggior fluidità e complicità. Nella stagione estiva c’è anche la quieta soddisfazione che deriva dal godere della presenza reciproca, dalla fiducia nell’altro e nel suo amore.

Questa serenità nasce spontanea dalla contemplazione della nostra storia d’amore costruita nel tempo, che tante volte ha mostrato la sua fragilità, ma che ci ritroviamo tra le mani comunque come un dono grande.

Nella stagione dell’estate del matrimonio abbiamo molto ben chiaro che siamo tutti e due portatori sani di difetti, e tuttavia ci vogliamo bene, anzi ci accogliamo con maggior benevolenza proprio in quelle fragilità, che un tempo ci facevano andar su tutte le furie o erano capaci di far erigere muri alti e spessi tra noi. Ebbene, ora quei muri sono stati abbattuti e c’è una vicinanza che scalda il cuore.

L’estate è anche il tempo propizio dell’apertura, sia delle porte di casa a tutti coloro che lo desiderano, che delle porte del cuore alla sofferenza e ai bisogni degli altri. E’ la stagione in cui ci si può concedere il lusso di dedicare tempo all’ascolto, a una parola data e ricevuta, insomma all’amicizia vera. Questo è anche il tempo più favorevole alla crescita spirituale, che consente di unire due vite al livello più alto e al contempo più profondo.

Se si dedica del tempo alla cura e al nutrimento della propria anima, la stagione dell’estate può durare decenni.

continua...

giovedì 3 luglio 2014

Le stagioni del matrimonio.. Primavera!

Se dopo oltre vent'anni siamo ancora contenti e desiderosi di continuare la nostra vita insieme, significa che ad ogni inverno attraversato è seguita una stagione più propizia. Certo, tutte le volte che ci siamo ritrovati col gelo del cuore, nulla lì per lì faceva sperare in una ripresa. Apparentemente, ogni possibilità di ripristino di un equilibrio sembrava così remota da far pensare che tutto era inesorabilmente finito. Apparentemente, durante l’inverno, il nostro amore sembrava morto, o quanto meno, sepolto sotto una spessa coltre di ghiaccio.

In più, ci accorgevamo che da soli, con i nostri sforzi, con la nostra intelligenza, insomma, pur mettendo in campo tutti i nostri mezzi umani, non riuscivamo a colmare quella distanza tra noi che ci faceva tanto soffrire. Puntualmente poi, esausti, non ci restava che alzare gli occhi al cielo e chiedere aiuto a Colui nel nome del quale tempo addietro ci eravamo uniti. E puntualmente l’aiuto, la luce, il tepore tornavano. E con essi il nostro amore. Rinato. Così come avviene in natura, per cui dopo il rigido freddo tutto il creato si ridesta a vita nuova, così il nostro amore sponsale si è sempre ripresentato a noi con forza, donandoci nuovo slancio, speranza e fiducia. Insomma, un nuovo inizio. Niente di più bello, della sensazione di poter ricominciare insieme, con gratitudine e ottimismo, per la consapevolezza e la gioia di aver superato un momento di difficoltà.

A pensarci, ogni inverno attraversato ci ha resi un po’ più forti e soprattutto consci che il nostro amore ha sempre una chance, per il fatto che è ancorato a quello di Dio, in virtù del sacramento del matrimonio. E l’amore di Dio, in quanto tale, è eterno, fedele, senza limiti. Sentiamo che quel Suo amore ha trasformato la natura del nostro povero amore umano, in un amore progressivamente più simile al Suo: la nostra capacità attuale di accoglierci e di perdonarci non è solo farina del nostro sacco, anzi, se guardiamo dentro al nostro sacco, la farina è molto poca, ma poiché Gli viene consegnata ogni giorno, vediamo che non finisce mai.

Sappiamo bene che così come ogni inverno, anche le primavere passano e la possibilità di ripiombare nel disagio del freddo è sempre dietro l’angolo, ma questo non spaventa, perché siamo certi di non essere soli.

continua...