mercoledì 18 giugno 2014

Tombe tecnologiche?


Ci ha fatto pensare l’affermazione di un noto psicologo,  Paolo Crepet, secondo cui “i giovani ormai vivono rinchiusi nelle loro tombe tecnologiche” (la loro stanza) e disimparano a relazionarsi realmente non solo con il mondo degli adulti, ma anche con quello dei pari, dei coetanei, riuscendo a comunicare solo attraverso il filtro di uno schermo o di un messaggio.

A ciò i nostri giovani arrivano comunque dopo un processo che inizia molto presto, già nella primissima infanzia. Di recente abbiamo visto una bimba di un anno di vita circa dentro un passeggino che comunicava con suoni disarticolati, ma aveva in mano un gioco elettronico con il quale interagiva con disinvoltura. La mamma intanto consultava il suo iPad.

Andando a Venezia in treno qualche mese fa, ci siamo ritrovati a fianco di una famigliola con due bimbi piccoli, che venivano “tenuti buoni” dai genitori piazzando loro tra le mani cellulari e fotocamera alternativamente.

Tempo addietro ci è capitato di andare a prendere uno dei nostri ragazzi ad una festa di compleanno e trovare tutti gli invitati con lo sguardo sul proprio telefono, fatta eccezione per un paio che parlavano tra loro.  Ci pare siano tutti segni inequivocabili di una presenza - o invadenza? - della tecnologia nella vita delle persone e in particolare dei giovani, con il reale rischio che questo vada a discapito di ciò che conta davvero: le relazioni amicali ed affettive reali. Perfino la Coca Cola se n’è accorta!
 (https://www.youtube.com/watch?v=_u3BRY2RF5I)

Tralasciando il discorso sulla schiavitù che il mercato impunemente inocula, di dover sempre esibire l’ultimo modello dell’aggeggio tecnologico di turno, c’è una questione a nostro parere ben più importante che tocca direttamente il rapporto tecnologia/famiglia, ed è proprio l’isolamento a cui essa inevitabilmente può condurre anche dentro le mura domestiche.

Ormai nelle case - anche la nostra - quasi ognuno ha un suo PC, chi lo usa per lavoro, chi per studio. Va bene. Ma ci pare importante comunque vigilare e far sì che si continui a parlare, confrontarsi, condividere momenti semplici, in cui si vive - e possibilmente si gusta - l ’unità familiare, alimentata anche dalla comunicazione.

Tutto ciò che non è vissuto quando l’occasione si presenta va perduto per sempre, dai momenti unici legati all’infanzia dei nostri figli,  in su. E chissà quanti momenti di vita vera ci perdiamo, solo perché dedichiamo la nostra attenzione e il nostro tempo a stare davanti a uno schermo, grande o piccolo che sia.
C’è un giovane poeta inglese che ha riflettuto su questo aspetto, vi proponiamo la sua Look up.

http://youtu.be/Db6jwTW-s8M

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