martedì 13 maggio 2014

Divorzio breve. Vera soluzione?

E' già passata alla Camera la proposta di legge sul divorzio breve. Ci chiediamo se i nostri politici pensano così di aiutare le coppie in difficoltà a risolvere più velocemente i loro problemi...

Giorni fa al supermercato ho incontrato casualmente una mia coetanea, madre di due figli, che mi ha confidato di essere in procinto di separarsi dal marito, a causa delle troppe incomprensioni e problemi di relazione che durano ormai da qualche anno. Ho letto nei suoi occhi una grande pena. Le ho chiesto come immaginava la sua vita dopo la separazione o il divorzio, e s’intuiva dalle sue parole che attendeva quel momento con la speranza di uscire finalmente dai suoi problemi e dalle sue sofferenze.

Questo incontro ha innescato in noi una serie di riflessioni, e il desiderio di entrare un po’ di più in quell’abisso di dolore, che purtroppo accomuna molte donne e molti uomini del nostro tempo e, di riflesso, i loro figli. Senza entrar nel merito di singoli casi, ci pare in generale che chi fa una scelta di unione stabile è chiamato a sposare “tutto” l’altro, non solo i suoi pregi. La cosa del resto è reciproca: ci si aspetta che l’altro ci accolga e ci ami così come siamo. Certo non è facile. La cultura attuale non aiuta. Estende l’approccio consumistico - prima usa, e poi getta - anche ai rapporti interpersonali e alla mia amica vorrebbe certo far credere che la separazione sia la migliore soluzione ad un rapporto che fa soffrire, è insoddisfacente o non fa sentire realizzati.

Anche eventuali supporti psicologici alla coppia spesso spingono a eliminare la fonte della nostra infelicità, quindi - se questa è nostro marito o nostra moglie - a liberarcene, a prescindere dal fatto che così facendo potremo generare infelicità a nostra volta (nei figli, nel coniuge, nelle famiglie d’origine, ecc). La cultura dominante, quand’è così, ci spinge ad assecondare il nostro egoismo, a mettere il nostro benessere psichico al primo posto, senza tener conto delle conseguenze anche gravissime che ciò può generare.

Parlando con le persone, sorprende cogliere come sia pensiero comune, che la separazione cancelli tutte le tensioni e le cause dell’ infelicità, come un colpo di spugna. Non sembra esserci consapevolezza che questa è la più grossa illusione in cui si può cadere. Ci sono anche coloro che pensano che separarsi sia un’esperienza effettivamente dolorosa, ma solo di breve durata, e che porterà una maggior felicità nel lungo periodo, che offra una seconda possibilità. Una sorta di male necessario, dunque. In realtà è ormai comprovato da migliaia di persone separate e divorziate, che la stragrande maggioranza delle coppie non superano neanche nel lungo periodo le cicatrici di una rottura definitiva del rapporto coniugale, anche perché una separazione complica enormemente la vita di due ex coniugi. Molti sperano di trovare una relazione più soddisfacente, un partner più “idoneo”, o comunque di raggiungere una maggior serenità con meno fastidi, tensioni, intrusioni ecc. Pochi sanno bene cosa li aspetta, quando decidono di separarsi: la maggior parte dei separati si ritrova, di fatto, a mantenere un rapporto centrale con l’altro, spesso a causa dei figli da gestire - quindi non ci si “libera” affatto dell’altro- e i conflitti con lui/lei, anziché dissolversi, non venendo integrati, si acuiscono, e generano ancor più rabbia e frustrazione.

Una riflessione a parte la meritano i figli dei separati, che vedono sgretolarsi la struttura interiore su cui tentano di costruire la propria identità e il proprio equilibrio: l’amore tra mamma e papà. Si sentono spesso responsabili della rottura tra i genitori, nascono sensi di colpa, o si sentono rifiutati, perché è stata violata la legge non scritta per cui dovrebbero essere i genitori a sacrificarsi per i figli e non viceversa. Altri figli tengono per anni nascosta la propria ira per la delusione che i genitori hanno generato, che poi sfocia in forme di violenza e ribellione, che tanti giovani oggi manifestano. Anche se i genitori fanno di tutto per continuare a rendersi presenti, il rapporto genitori-figli è alterato per sempre, e quei figli – poiché siamo creature di memoria e di relazione - porteranno per sempre dentro di sé le ferite e il dolore della relazione spezzata.

Spesso ci sono conseguenze negative anche dal punto di vista finanziario. Le mamme, che nella maggior parte dei casi ottengono l’affidamento dei figli, spesso faticano nel lungo periodo a mantenere un tenore di vita sufficiente a garantire serenità e tempo da dedicare ai bisogni di presenza dei figli. Vien proprio da pensare che non esistano separazioni in cui “vissero tutti felici e contenti”. E’ una scelta che genera effetti negativi che perdurano, perché la vita dopo la separazione sarà sempre influenzata da tutto ciò che l’ha preceduta. I ricordi e i sentimenti continuano ad abitare la mente e il cuore dei separati. Alla fine di queste riflessioni, ci siamo chiesti: forse che allora la separazione può avere un prezzo ben più alto della ferma decisione a superare i problemi che l’hanno determinata con un colpo di spugna?

Tutto questo avrei voluto dire alla mia amica, lì, fuori dal supermercato, con le borse della spesa in mano. Di fatto, invece l’ho solo abbracciata, dicendole: Se e quando vuoi, noi ci siamo, ma soprattutto, non dimenticare che il Signore c’è sempre per te, per voi, e non esiste problema o sofferenza che Lui non possa trasformare con il Suo amore!

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