sabato 3 maggio 2014

L'umorismo fa la differenza

Forse anche a voi, quando camminate per strada o viaggiate in macchina, capita di osservare i volti delle persone, e di cercare, più o meno consapevolmente, un sorriso. Personalmente gioiamo in cuor nostro tutte le volte che vediamo qualcuno che ride o ha comunque un’espressione allegra. La cosa più bella è cogliere un momento di serenità e letizia in un contesto familiare: un papà che scherza con il proprio figlio, una mamma che ride di gusto guardando i suoi bambini, una coppia che sorride scambievolmente.

Per contro, suscita molta pena cogliere la cupezza e durezza nei volti – diverse dall’eventuale sofferenza – il nervosismo con cui tante mamme, specie al mattino, quando si fa tutto nella frenesia e nella fretta, trattano i loro figli, a volte ricoprendoli di rimproveri o addirittura insulti. Negli occhi di quei bambini spesso c’è mortificazione, tristezza, sconforto o rabbia. Di fatto, è una scelta, quella di instaurare in casa un clima di serenità, di buonumore, di pace. Dicono che mangiare a tavola abitati da sentimenti negativi renda difficoltosa la digestione. Per questo consigliano, ad esempio, di non ascoltare il telegiornale, mangiando!
Ecco che allora può fare la differenza, specie a tavola, optare per argomenti di conversazione edificanti, orientando positivamente e in modo costruttivo  i sentimenti che li accompagnano. La positività del resto, come la negatività, è diffusiva. L’abbiamo sperimentato con sorprendente puntualità. Questo non significa fingere o non dire quel che va detto. Significa semplicemente che - se riteniamo doveroso riprendere qualcuno - possiamo scegliere il momento più adatto, il tono più giusto, aspettare lo stato d’animo più conciliante. Evitando magari di reagire in modo spontaneistico (le volte che ci è capitato, abbiamo fatto più danni che altro!).

Dell’impegno alla positività, in genere tutti in famiglia sono interiormente grati. Del resto, se il clima in casa è leggero, condito magari da qualche battuta, scherzo, risata grassa, i nostri cari, figli in testa, saranno più invogliati a restare, e calerà il desiderio di fuga o rifugio in altri contesti, almeno apparentemente meno pesanti. L’assenza da casa spesso è inversamente proporzionale all’accoglienza e all’amabilità dell’atmosfera familiare.  La famiglia davvero è il campo in cui ciascuno può mettere in gioco il meglio, come anche il peggio, di sé.  Cosa tirar fuori e donare agli altri è una scelta che determina la qualità del nostro stare insieme e dei rapporti di interdipendenza che caratterizzano ogni nucleo familiare.

Tra i ricordi legati alla famiglia, sopravvivono più tenacemente quelli in cui qualcuno, bontà sua, ha fatto ridere qualcun altro, come quando da piccola trovavo un pezzo di corda o di carta, assieme al prosciutto, nel panino preparato da mio padre, o come quella volta in cui uno dei nostri ragazzi  ha trovato nell’armadio della nonna un sacchetto con delle vecchie parrucche...


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